Mazzarino, rimasto solo, si guardò con una tal quale soddisfazione allo specchio: era ancor giovane, avendo appena quarantasei anni, di statura elegante e un poco al disotto della media, di colorito bello e vivace, sguardo pieno di fuoco, naso grande ma ben proporzionato, fronte ampia e maestosa, capelli castagni un tantino cresputi, barba più nera e ben pettinata col ferro, il che le dava molto garbo. S’infilò il budriere, si osservò con somma compiacenza le mani che avea bellissime e per le quali davasi molta cura; dopo di che, buttati via i grossi guanti di pelle che si era posti e ch’erano da uniforme, si mise semplici guanti di seta.

In quel punto fu riaperta la porta.

«Il signor d’Artagnan», disse il cameriere.

Entrò un ufficiale.

Era un uomo di trentanove o quaranta anni, piccolo ma ben tagliato, di occhio vispo e spiritoso, barba nera e capelli sul grigio, come avvien sempre a chi abbia avuta la vita troppo buona o troppo cattiva, e specialmente a chi sia assai bruno.

D’Artagnan mosse quattro passi nel gabinetto, cui riconosceva per esservi venuto una volta a tempo di Richelieu, e veggendo non esser altri colà che un moschettiere della sua compagnia fissò le pupille su cotestui, sotto ai panni del quale ebbe presto ravvisato il ministro.

Restò in piedi in attitudine rispettosa ma sostenuta, e qual conviensi a un individuo d’alta condizione che spesso in vita sua abbia avuto occasione di trovarsi con dei signoroni.

Mazzarino gli cacciò addosso un’occhiata più scaltra che profonda, lo esaminò attentissimo, e dopo alcuni minuti secondi di silenzio domandò:

«Siete voi il signor d’Artagnan?

«Per l’appunto, monsignore», quegli rispose.