«Sire...., balbettò il conte di Lewen, Vostra Maestà sarà stata ingannata da qualche falso rapporto.

«Ho veduto coi miei occhi l’armata nemica distendersi fra me e la Scozia, rispose Carlo, e posso quasi dire di aver udito colle mie proprie orecchie discutere le clausole del contratto».

I capi Scozzesi si guardavano inarcando essi pure le ciglia.

«Sire, fece il conte di Lewen oppresso dalla vergogna, siam pronti a darvi qualunque prova.

«Ne chiedo una sola; ponete l’esercito in battaglia, e marciamo contro al nemico.

«Vostra Maestà sa che v’è tregua fra noi e l’armata inglese.

«Se v’è tregua, l’armata inglese l’ha rotta uscendo dalla città contro le convenzioni che la tenevano ivi rinchiusa; ora, io vel dico, è d’uopo passar meco a traverso quell’armata e rientrare in Iscozia, e se non lo fate, or bene! scegliete fra i due nomi che pongono gli uomini in disprezzo e in esecrazione agli altri uomini: o siete vili, o siete traditori!»

Dagli occhi degli Scozzesi scaturivano delle fiamme, e secondo sovente avviene in simili occasioni, essi passarono dall’estrema vergogna all’estrema impudenza, e due capi di clans avanzandosi a ciascun lato del re, dissero:

«Or bene, sì, noi promettemmo di liberare la Scozia e l’Inghilterra da colui che da venticinque anni succhia il sangue e l’oro dell’Inghilterra e della Scozia; promettemmo e mantenevamo l’impegno. Re Carlo Stuart, voi siete nostro prigioniero».

Entrambi stesero nel medesimo tempo la mano onde afferrare il re; ma avanti che con la punta del dito toccassero la sua persona, entrambi eran caduti, uno svenuto e l’altro morto.