«Sire, riprese Athos, non è momento da rampogne, ma da mostrare che siete re e gentiluomo. Sorgete, sire! qui almeno avete tre uomini che non vi tradiranno, tenetelo per certo.... Ah se fossimo solamente cinque! mormorava Athos pensando a d’Artagnan ed a Porthos.
«Che dite mai? domandò Carlo alzandosi.
«Dico che non v’è più altro che un mezzo. Milord di Winter garantisce pel suo reggimento o poco meno; non stiamo a sofisticare sui termini; egli si pone alla testa de’ suoi uomini; noi ci mettiamo al fianco di Sua Maestà; facciamo un vacuo nell’armata di Cromvello, ed arriviamo in Scozia.
«Vi sarebbe anche un altro mezzo, propose Aramis, cioè che uno di noi prendesse e il vestimento e il cavallo del re; intanto che si accanissero addosso a quel tale, forse il re passerebbe.
«Buono è il suggerimento, fece Athos, e ove Sua Maestà voglia concedere a uno di noi quest’onore gliene saremo grati.
«Che pensate di questo consiglio, di Winter? chiese Carlo guardando con ammirazione quei due uomini che di null’altro occupavansi se non di trarre sopra sè stessi i pericoli che a lui sovrastavano.
«Penso che se v’è un modo per salvare Vostra Maestà è quello proposto dal signor d’Herblay. Supplico dunque umilmente la Maestà Vostra di far prontamente la scelta, poichè non abbiam tempo da perdere.
«Ma se accetto, è morte, o almeno prigionia sicura per quello che prenda il mio posto.
«E l’onore di aver salvato il suo re!» esclamò di Winter.
Carlo considerava il suo vecchio amico con le lacrime agli occhi; si tolse il cordone dello Spirito-Santo che portava onde far onore ai due Francesi che lo accompagnavano, e lo infilò al collo a di Winter, il quale ricevè genuflesso questo tremendo contrassegno dell’amistà e della fiducia del suo sovrano.