«È giusto, disse Athos; egli lo serve da più tempo di noi».
Il re lo udì, e si volse ancor pieno il ciglio di lacrime.
«Signori, attendete un momento, ho ancora un cordone da dare ad ognuno di voi».
Andò ad un armadio ove stavano rinchiusi i suoi propri ordini, e ne levò due cordoni della Giarrettiera.
«Quegli ordini non possono essere per noi, disse Athos.
«E perchè? domando Carlo.
«Sono ordini quasi regi, e noi siam semplici gentiluomini.
«Ah! passate in rivista tutti i troni della terra, rispose il re, e trovatemi cuori più grandi dei vostri.... No, no, signori, voi non rendete giustizia a voi stessi; ma a rendervela sono qua io. Conte, inginocchiatevi».
Athos obbedì, il re gli passò il cordone da sinistra a diritta secondo l’uso, e alzata la spada, invece della formula consueta: — Io vi fo cavaliere, siate prode, fedele e leale, — gli disse: «Signor conte, voi siete prode, fedele e leale, io vi fo cavaliero».
Indi ad Aramis.