«Adesso a voi, signor cavaliere».
E la medesima cerimonia ricominciò colle parole medesime, mentre di Winter, ajutato dagli scudieri, si scioglieva la corazza di rame per esser meglio preso per il re.
Poi, quando Carlo ebbe terminato con Aramis come con Athos, li abbracciò amendue.
«Sire, disse di Winter, che al cospetto di tanta divozione aveva riacquistata tutta la sua forza e il suo coraggio, noi siamo pronti».
Il re guatò i tre gentiluomini.
«Sicchè, disse, è d’uopo fuggire?
«Maestà, rispose Athos, fuggire a traverso a un’armata, in tutti i paesi del mondo si chiama combattere.
«Dunque morrò con la spada in pugno. Signor conte, signor cavaliere, se mai io sono re....
«Sire, già ci onoraste ben più che non si spettasse a semplici gentiluomini: quindi dal lato nostro è la gratitudine. Ma non si perda più tempo, chè troppo n’è perduto».
Carlo prese a tutti tre per l’ultima volta la mano, cambiò il suo cappello con quello di di Winter, ed uscì.