Il reggimento di di Winter stava schierato sur una piattaforma che sovrastava al campo; il re seguito dai tre amici, in verso a quella si diresse.
Pareva alfine che il campo scozzese si fosse risvegliato; gli uomini venuti fuori dalle tende aveano preso il loro rango come per ordine di battaglia.
«Vedete, disse il re, forse si pentono e sono pronti a marciare!
«Se si pentono, sire, Athos rispose, ci verranno appresso.
«Bene! disse Carlo I, che facciamo?
«Esaminiamo l’esercito nemico».
Tosto si fissarono gli sguardi della piccola comitiva su quella linea che all’alba era stata creduta effetto della nebbia, e che i primi raggi solari ormai indicavano come un’armata disposta pel combattimento. L’aria era pura e limpida siccome suole in quell’ora del mattino; si distinguevano benissimo reggimenti, bandiere, e persino il colore delle uniformi e de’ corsieri.
Videsi allora sovra un piccolo colle, un poco innanzi alla fronte nemica, apparire un uomo basso, grasso e pesante. Aveva intorno parecchi officiali; e diresse l’occhialetto su la riunione in cui era anche il re.
«Quello là, domandò Aramis, conosce personalmente la Maestà Vostra?»
Carlo sorrise.