«Colonnello Thomlinson, rispose Carlo, il re non si rende; l’uomo cede alla forza, e non v’è altro.
«La vostra spada».
Il re levò fuori la spada e la ruppe sul suo ginocchio.
In quell’istante un cavallo senza cavalcante, grondante di schiuma, l’occhio infuocato, aperte le nari, che veniva correndo, riconosciuto il padrone, gli si fermava accanto: era Arturo.
Il re sorrise, lo accarezzò colla mano, e leggermente si pose sulla sella.
«Animo, signori! gli disse, guidatemi dove vi aggrada.»
Ma voltosi con impeto, soggiunse:
«Eh! aspettate! mi pare di aver veduto muovere di Winter: se ancora vive, deh! per quanto vi avete di più sacro, non abbandonate questo nobile gentiluomo!
«Oh! non dubitate, re Carlo, fece Mordaunt, la palla ha trapassato il cuore!
«Ahi! disse d’Artagnan ad Athos e ad Aramis, non proferite un accento, non azzardate uno sguardo per me nè per Porthos, giacchè milady non è morta, e vive l’anima sua nel corpo di quel demone!»