«Sicuramente, rispose d’Artagnan, bisogna andare dove non saremo cercati; si guarderanno bene dal cercarci fra i puritani, dunque si vada fra questi.

«Benissimo, amico! ottimo suggerimento! fece Athos, ero io per darlo, quando mi avete prevenuto.

«Siete dunque di questo sentimento? chiese Aramis.

«Sì. Crederanno che vogliamo abbandonare l’Inghilterra, e ci cercheranno nei porti; nel frattempo arriviamo a Londra col re; una volta là, non siamo più reperibili: in mezzo a un milione d’individui non è difficile il nascondersi.... senza contare (continuava Athos dando uno sguardo ad Aramis) le eventualità che ci offre un tal viaggio.

«Sì, disse Aramis, v’intendo.

«Io non intendo, disse Porthos, ma non serve; giacchè è l’opinione di d’Artagnan e di Athos insieme, dev’essere la migliore.

«Ma, obbiettò Aramis, non sembreremo sospetti al colonnello Harrison?

«Eh cospettone! esclamò d’Artagnan, io conto appunto sopra di lui: il colonnello Harrison è nostro amico; lo abbiam veduto due volte dal generale Cromvello; sa che gli fummo inviati di Francia da Mazzarino, e ci riguarderà come fratelli. E d’altronde, non è figlio di un macellajo? sì, non è così? or bene, Porthos gl’insegnerà come con un pugno si ammazzi un bue, ed io come si atterri un toro afferrandolo per le corna, e con ciò ci cattiveremo la sua fiducia».

Athos sorrise, e porgendo la mano al Guascone gli disse:

«Siete il miglior compagno ch’io conosca, e sono pur contento di avervi ritrovato, figlio mio».