Il re vide entrare i quattro gentiluomini, ma non mostrò di badare ad essi minimamente.
Questi andarono a porsi attorno al desco a loro destinato, e si situarono in guisa da non voltar la schiena a nessuno. Avevano di faccia il desco degli uffiziali e quello del re.
Harrison, per onorare i suoi commensali, mandava ad essi i migliori piatti. Disgraziatamente pei quattro camerati, mancava il vino. Ciò sembrava indifferentissimo ad Athos, ma d’Artagnan, Porthos ed Aramis facevano boccaccie ogni qualvolta toccava loro di bere la birra, quella bibita puritana.
«Affè, colonnello, disse d’Artagnan, vi siamo assai grati del vostro gentile invito, giacchè se non eravate voi andavamo a rischio di stare senza pranzo, come siamo rimasti senza colazione, ed ecco il mio amico signor du Vallon che si associa alla mia riconoscenza, mentre aveva un famosissimo appetito.
«E l’ho tuttavia, disse Porthos salutando il colonnello Harrison.
«E in che modo vi è successo quel gravissimo evento di restare senza colazione? domandò ridendo Harrison.
«Per una ragione molto semplice, rispose d’Artagnan. Avevo fretta di raggiungervi, e per riuscirvi, avevo presa la stessa strada che voi, lo che non avrebbe dovuto fare un vecchio foriere par mio, il quale ha da sapere che dov’è passato un buono e prode reggimento come il vostro, nulla rimane da spigolare. E quindi figuratevi il nostro disappunto, quando arrivati ad una bella casetta situata sull’orlo del bosco, e che da lontano coi tetti rossi e con le imposte verdi aveva un’aria da festa che dava piacere, invece di trovarvi i polli che ci proponevamo di arrostire ed i prosciutti che volevamo mettere sulla gratella, non vedemmo che un povero diavolo tutto bagnato.... Caspita! colonnello, fate i miei complimenti a quello fra’ vostri uffiziali che ha data quella botta; l’ha assegnata bene, e tanto ch’è stata ammirata dal mio signor du Vallon, che mena colpi a modo egli pure.
«Sì, fece Harrison ridendo e accennando cogli occhi un officiale che aveva vicino, quando Groslow s’incarica di tali faccende, non v’è bisogno di rimetterci le mani dopo di lui.
«Ah! è questo signore? disse d’Artagnan salutando il soggetto indicatogli, mi rincresce che non parli francese per presentargli le mie congratulazioni.
«Sono pronto a riceverle e a rendervele, signore, rispose colui in buon francese, giacchè ho dimorato tre anni a Parigi.