«Dunque avete già stabilito qualche progetto? domandò Aramis.
«Eh! disse Porthos, non sarebbe impossibile se si avesse un buon progetto.
«Io non l’ho, replicò Athos, ma d’Artagnan ne troverà uno».
Il tenente si strinse nelle spalle, e tutti si partirono.
LXV. D’Artagnan trova un progetto.
Athos conosceva d’Artagnan forse meglio che questi non conoscesse sè stesso. Sapeva che in una mente avventurosa come la sua basta lasciar cadere un pensiero, alla guisa medesima che in un terreno vigoroso e ubertoso basta lasciar cadere un grano. Non si era quindi curato che il Guascone si fosse stretto nelle spalle, ed aveva continuato a camminare favellandogli di Raolo, argomento che in un’altra circostanza, e noi ce ne ricordiamo, aveva ben anzi schivato.
A notte giunsero a Tyrsk. I quattro amici si mostrarono totalmente estranei e indifferenti alle misure di precauzione che si prendevano per assicurarsi della persona del re. Si ritirarono in una casa particolare, ed avendo da un momento all’altro da temere per sè stessi, si stabilirono in una sola stanza, riserbandosi la uscita per il caso di attacco. I servi furono distribuiti in varj luoghi. Grimaud si coricò sur un fascio di paglia traverso all’uscio.
D’Artagnan era pensieroso, ed a momenti pareva che avesse perduta la sua loquacità consueta. Non diceva una parola, e fischiava, andando dal letto alla finestra. Porthos, il quale non osservava altro mai che le cose esterne, gli discorreva secondo il consueto. D’Artagnan rispondeva con dei monosillabi. Athos ed Aramis si guatavano sorridendo.
La giornata era stata faticosa, eppure, tranne Porthos che aveva il sonno inflessibile quanto l’appetito, gli amici dormirono malamente.
Alla mattina dipoi, il primo in piedi fu d’Artagnan. Era sceso alle scuderie, avea visitati i cavalli e date le istruzioni necessarie, ed Athos ed Aramis non erano peranco alzati, e Porthos russava ancora.