Athos si fece rosso di collera. D’Artagnan lo fissò inarcando le ciglia.
«Così è; rispose quest’ultimo, voi, signor conte di la Fère, a man diritta al signor Groslow; voi, cavaliere d’Herblay, a sinistra; voi, du Vallon, accanto a me. Voi scommettete dalla mia parte, e quei signori da quella di master Groslow».
Così d’Artagnan li teneva, Porthos a manca, e gli parlava col ginocchio, Athos ed Aramis dirimpetto, e caricava su di essi il suo sguardo.
Al nome del conte di la Fère e del cavaliere d’Herblay, Carlo riaperse gli occhi, e ad onta sua sollevando la nobile testa, esaminava tutti gli attori della scena.
Nel momento Parry voltò alcune pagine della Bibbia, e lesse ad alta voce questo verso di Geremia:
«Disse Iddio, ascoltate le parole de’ profeti, o miei servi, che io premurosamente vi mandai e inverso a voi condussi».
I quattro compagni ricambiarono un’occhiata. I termini di che si era servito Parry ad essi dinotavano qualmente il re ascrivesse la di loro presenza al suo vero movente.
D’Artagnan esultava.
«Poc’anzi mi domandavate, ei disse, se stava bene a soldi».
E posava sulla tavola una ventina di doppie.