«Sì, disse Groslow.
«Or bene; adesso io dico a voi: tenetevi bene stretto il vostro tesoro, carissimo signor Groslow, perchè non esciremo di qui se non portandovelo via.
«Ma non già senza ch’io l’abbia difeso, ribattè l’Inglese.
«Meglio così! battaglia, capitano mio! battaglia! Sapete o non sapete, che questa è quella che vogliamo?
«Ah ah! lo so, fece Groslow con una goffa risata, non cercate altro che lividi e piaghe voi altri Francesi».
Carlo infatti aveva udito e capito tutto. Gli ascese sul volto un lieve rossore; i soldati che l’osservavano lo videro a poco distendere le stanche membra, e col pretesto di un caldo eccessivo provocato dalla stufa, scostare la coperta sotto la quale conforme già avvertivamo egli si stava coricato ma vestito.
Athos ed Aramis si rallegrarono nel riconoscere che il re non fosse nudo.
Incominciò la partita. La sorte si era girata ed era tutta per Groslow; egli reggeva ad ogni posta, e vinceva sempre. Così passarono da un tavolino all’altro un centinajo di doppie. Il puritano andava matto dal contento.
Porthos, il quale aveva riperdute le cinquanta doppie guadagnate la sera precedente, ed inoltre una trentina del suo, era molto burbero, e col ginocchio interrogava d’Artagnan, quasi per domandargli se fosse tempo di cambiar giuoco. Athos ed Aramis lo consideravano attentissimi, ma d’Artagnan rimaneva impassibile.
Suonarono le dieci. Si udì a passare la pattuglia.