«Ve lo aveva detto, Athos! fece d’Artagnan con un moto delle spalle, ma voi dubitate sempre. Ora dunque prendetevi a due mani il vostro coraggio, ed ascoltate senza farvi troppo cattivo sangue, ve ne prego, gli orrori che quel signorino abbigliato di nero dirà del suo re, con licenza e privilegio».

Diffatti non mai peranche incolpazione più brutale, più vili ingiurie, più sanguinosa requisitoria, abbassata avevano la regia maestà. Fino allora la gente si era contentata di assassinare i re, ma almeno non si erano prodigati gl’insulti se non se a’ loro cadaveri.

Carlo I ascoltava i discorsi dell’accusatore con attenzione particolare, lasciando passare le ingiurie, contenendo ogni lagnanza, e quando l’odio straboccava di soverchio, quando lo accusatore si faceva boja innanzi tempo, ei rispondeva con un sorriso sprezzante. In conclusione, era un’opra grande e terribile quella in cui l’infelice re ritrovava tutte le sue imprudenze cambiate in insidie, e i suoi errori trasformati in delitti.

D’Artagnan, il quale lasciava scorrere quel torrente di oltraggi con tutto il disprezzo che meritavano, fermò bensì la sua mente giudiziosa sopra alcune delle incolpazioni.

«Fatto sta, egli disse, che se si punisce per imprudenza e leggerezza, questo povero re è degno di punizione; ma a me sembra che quella che attualmente ei subisce sia troppo cruda.

«In ogni caso, rispose Aramis, il castigo non potrebbe cogliere il re, ma soltanto i suoi ministri, poichè la prima legge della costituzione inglese si è: Il re non può fallare.

«Per me, pensava Porthos mentre guardava Mordaunt e non si occupava se non di lui, se non fosse turbare la maestà della circostanza salterei giù dalla tribuna, in due balzi mi avventerei sopra il Mordaunt e lo strangolerei, e presolo per i piedi picchierei col suo corpo tutti questi moschettieri che fanno la parodia ai moschettieri di Francia; nel frattempo d’Artagnan pieno di spirito e di prontezza forse troverebbe un mezzo di salvare il re. Bisognerà ch’io glie ne parli».

Athos, poi, col fuoco sulla faccia, chiuse le pugna, insanguinatesi le labbra a forza di mordersele, buttava spuma dalla bocca, furibondo per quel lunghissimo insulto parlamentare e per la costante pazienza regale; ed in lui il braccio inflessibile e l’irremovibile cuore si erano cangiati in mani tremanti e corpo assalito da’ brividi.

Nel momento l’accusatore terminava il suo ufficio con questi detti:

«La presente accusa si produce da noi in nome del popolo inglese».