«Innanzi d’interrogarmi, disse Carlo, rispondetemi. Io era libero in Newcastle, ed avevo colà conchiuso un trattato con le due camere. In vece di eseguire per parte vostra il trattato ch’io dal mio lato adempieva, mi compraste dagli Scozzesi, non a caro prezzo, lo so, e ciò fa onore all’economia del vostro governo; ma perchè mi pagate al prezzo di uno schiavo, sperate forse ch’io abbia cessato di essere il vostro re? No no! Io dunque non vi risponderò se non quando mi avrete giustificati i vostri diritti ad interrogarmi: il rispondervi sarebbe come riconoscervi per giudici miei, ed io non vi riconosco che per miei carnefici».
E in mezzo a un silenzio di morte, Carlo, tranquillo, altero, e sempre coperta la testa, nuovamente si assise.
«Ah! perchè non sono là, i miei Francesi? mormorò poscia con orgoglio e volgendo il ciglio verso la tribuna ove essi erano comparsi dapprima, vedrebbero che il loro amico, vivo, è degno di esser difeso, e morto, di esser pianto».
Invano però ricercava tra la folla, e in certo modo chiedeva a Dio la loro dolce e consolante presenza; non vide altro che fisonomie stupide ed impaurite, e si sentì alle prese con l’odio e la ferocia.
«Ebbene, disse il presidente dacchè Carlo mantenevasi deciso a tacersi, noi vi giudicheremo ad onta del vostro silenzio. Siete accusato di tradimento, abuso di potere, ed assassinio. Faranno fede i testimoni. Andate, ed una prossima seduta compirà ciò che negate di fare in questa».
Carlo si alzò, e voltosi a Parry, cui vedeva pallido e bagnate le tempie di sudore, gli domandò:
«Che hai tu, mio buon Parry? e di che tanto ti agiti?
«Oh sire! questi rispose con le lacrime agli occhi e in tuono supplice, sire, all’uscire dalla sala non guardate a sinistra!
«E perchè?
«Non guardate, ve ne scongiuro, mio re!