Echeggiarono insieme e risate e tristissimo mormorio; la calca si diradò, si riavvicinò, ondulando come un mar burrascoso, ed a Carlo sembrò di veder rilucere fra quell’onda vivente gli occhi infuocati di Athos.

Carlo si asciugò la guancia, e disse con un mesto sorriso:

«Sciagurato! per mezza lira farebbe altrettanto a suo padre!»

Il sovrano non si era ingannato; avea distinto effettivamente Athos ed i suoi amici, che, mescolatisi di nuovo alla turba, scortavano con un ultimo sguardo il re martire.

Quando il soldato salutò Carlo, balzò ad Athos il petto dal giubilo, e quel misero, allorchè fu in sè rinvenuto, si trovò nella saccoccia dieci ghinee depostevi furtivamente dal gentiluomo francese; ma quando il vile oltraggiatore sputò sulla faccia al re prigioniero, Athos mise mano al pugnale.

Lo trattenne però d’Artagnan, dicendogli con voce rauca:

«Aspetta!»

D’Artagnan non aveva mai dato del tu nè ad Athos nè al conte di la Fère.

Athos si ristette.

D’Artagnan si appoggiò su di lui, accennò a Porthos e ad Aramis di non allontanarsi, e venne a collocarsi dietro all’uomo, che colle braccia ignude rideva tuttavia dell’infame suo scherzo e riceveva le congratulazioni di parecchi altri furibondi.