Colui s’incamminò verso la Città-Vecchia. Il nostro tenente Guascone, sempre reggendosi ad Athos, lo seguitò, facendo segno ad Aramis e a Porthos di andargli appresso.

L’uomo dalle braccia scoperte, che pareva un garzone di macellajo, discese con due compagni da una straduzza ripida ed isolata che dava sul fiume. D’Artagnan, scioltosi dal braccio dell’amico, andava a tergo all’oltraggiatore.

Quei tre, giunti vicini alla riva, si accorsero di esser seguìti: si fermarono, e guatando con insolenza i Francesi ricambiarono fra loro alcuni lazzi.

«Io non so l’inglese, disse d’Artagnan ad Athos, ma voi lo sapete, e mi farete da interprete».

Raddoppiarono il passo, e superarono nel cammino gl’Inglesi. Ma d’Artagnan, giratosi ad un tratto, andò incontro al macellajo, il quale si ristette, e toccatolo sul petto con la cima dell’indice, disse all’amico:

«Athos, ripetetegli questo: — sei stato un vile, hai insultato un uomo privo di difesa, hai lordata la faccia del tuo re, ora morrai!.... — »

Athos, pallido come una larva, ed a cui d’Artagnan teneva stretto il pugno, tradusse quelle strane parole al disgraziato, che, visti i fieri preparativi e l’occhio terribile di d’Artagnan, voleva tentare di difendersi. A questo moto Aramis mise mano alla spada.

«No no! il ferro no! gridò d’Artagnan, il ferro è pei gentiluomini!»

Ed afferrato pel collo il beccajo, soggiunse:

«Porthos! voi con un pugno ammazzatemi questo scellerato!»