D’Artagnan tornò a riprendere il suo abito color marrone, e Porthos il giubbetto rosso; Aramis si trasferì da Juxon ad oggetto di penetrare se pur fosse possibile insieme con esso presso a Carlo.

Tutti e tre si erano dati l’appuntamento pel mezzodì sulla piazza di Whitehall per vedere ciò che ivi accaderebbe.

Avanti di muoversi dal palco, Aramis si era avvicinato all’apertura dove stava Athos nascosto, onde annunziargli che andrebbe a procurare di rivedere il re.

«Sicchè addio e coraggio! disse Athos, riferite al re a che punto ormai sono le cose; ditegli che appena sarà solo picchi sul pavimento, acciocchè io possa continuare con sicurezza le mie faccende. Se Parry fosse in grado di giovarmi, staccando anticipatamente la lastra inferiore del caminetto, che è senza dubbio di marmo, sarebbe un tanto acquistato. Voi, Aramis, cercate di non lasciare il re. Parlate forte e di molto, giacchè staranno alla porta ad ascoltarvi. Se v’è una sentinella per dentro all’appartamento, uccidetela senza cerimonie; se ve ne son due, Parry ne uccida una e voi l’altra; se son tre, fatevi ammazzare, ma salvate il sovrano.

«Non dubitate, rispose Aramis, piglierò due pugnali per darne uno a Parry. Basta così?

«Sì, andate. Ma raccomandate al re di non usare una inopportuna generosità. Mentre voi vi batterete, ove ciò avvenga, egli fugga; una volta rimessa a segno la lastra, e voi su questa o morto o vivo, bisogneranno almeno dieci minuti a ritrovare il buco da cui egli sarà scappato. In quei dieci minuti noi avremo fatto cammino, e Carlo sarà libero.

«Sarà eseguito quanto accennate, Athos. Qua la mano, chè forse non ci rivedremo più».

Athos abbracciò Aramis.

«Ecco per voi, egli disse; ora, se muojo, dite a d’Artagnan che lo amo come mio figlio, ed abbracciatelo per me.... ed un amplesso ancora date al buono e prode Porthos. Addio.

«Addio, rispose Aramis. Io son adesso tanto sicuro che il re si salverà, quanto lo sono di stringere in questo punto la mano più leale ch’esista al mondo».