Aramis si divise da Athos, e andò all’albergo, fischiarellando l’aria di una canzone in lode di Cromvello. Trovò i due amici a tavola, accanto al fuoco, che bevevano una bottiglia di Porto-Porto e si divoravano un pollo freddo; Porthos mangiava mandando mille ingiurie contro gli infami parlamentari: d’Artagnan mangiava in silenzio, ma formando nel suo cervello i più audaci pensieri.

Aramis gli raccontò tutto quel ch’era convenuto; d’Artagnan approvò col capo, e Porthos con la voce.

«Bravo! disse questi; d’altronde noi saremo là al momento della fuga; si è benissimo celati sotto quel palco, e noi possiamo rimanervi. Tra d’Artagnan, me, Grimaud e Mousqueton, ne ammazzeremo bene otto; non parlo di Blaisois, buono soltanto a badare ai cavalli. A due minuti per uomo, sono quattro minuti; Mousqueton ne perderà uno e fanno cinque, ed in quei cinque voi potete aver fatto un quarto di lega».

Aramis s’ingojò prestamente un boccone e un bicchier di vino, e cambiò vestimento.

«Ora, ei disse, me ne vo da Sua Grandezza; voi, Porthos, incaricatevi di preparar le armi; d’Artagnan, sorvegliate a modo il boja.

«State quieto; Grimaud è subentrato a Mousqueton, e tiene il piede sopra.

«Non serve, raddoppiate la vigilanza, e non restate inoperoso un momento.

«Inoperoso? mio caro, domandate a Porthos: non vivo, son sempre ritto e in moto, fo la figura di un ballerino.... Caspita! come amo la Francia in questo punto! e bella cosa ell’è pure l’avere una patria di suo, quando si sta tanto male in quella degli altri!»

Aramis li lasciò come Athos, cioè abbracciandoli, e si recò dal vescovo Juxon, al quale avanzò la sua richiesta. Juxon aderì tanto più facilmente a condurre Aramis in quanto che aveva di già avvertito che avrebbe d’uopo di un prete in caso che il re volesse aver la comunione, e specialmente nel caso probabile che bramasse udire una messa.

Il vescovo, coi panni che il dì precedente indossava d’Herblay, montò in carrozza; accanto ad esso salì Aramis più mascherato ancora dalla sua pallidezza e dalla sua mestizia che dall’abbigliamento da diacono. Il legno si fermò al portone di Whitehall. Erano circa nove ore del mattino. Non si scorgeva verun cambiamento; le anticamere e le gallerie come il giorno innanzi erano piene di guardie. Due sentinelle si mantenevano alla porta del re, altre due passeggiavano davanti al balcone sulla piattaforma del patibolo ov’era già posato il ceppo.