Non ostante, il popolo era già pronto: sapeva che per le dieci era fissata l’esecuzione, si affollava nelle strade adjacenti al palazzo, ed il re cominciava a distinguere quel fragore lontano che producono la moltitudine e il mare quando sono agitati, quella dalle passioni e questo dalle tempeste.
Giunsero i figli del re: prima la principessa Carlotta, indi il duca di Glocester, cioè una fanciulletta bella bionda, e molle il ciglio di lacrime, e un fanciullo di otto o nove anni, in cui l’occhio asciutto e il labbro rialzato disdegnosamente già indicavano la nascente fierezza. Il ragazzo aveva pianto tutta la notte, ma davanti a tutta quella gente non piangeva più.
Carlo si sentì struggere il cuore all’aspetto di quelle due creature, che viste non aveva da più di due anni, e che rivedeva soltanto sul punto di morire. Gli corse al ciglio una lacrima, e si volse per asciugarla, imperocchè voleva mantenersi forte dinanzi a coloro a’ quali lasciava un sì pesante retaggio di pene e di sventura.
Parlò prima alla bambina, e traendola a sè, le raccomandò la pietà, la rassegnazione e lo amor figliale; poscia prese il giovane duca di Glocester, e fattolo sedere sulle sue ginocchia onde potere a un tempo stesso stringerlo al cuore e baciarlo in volto, gli disse:
«Figliuol mio, voi vedeste per le strade e nelle anticamere molte genti che venivano qui. Quelle genti troncheranno la testa a vostro padre. Non lo dimenticate giammai. Forse un giorno, mirandovi presso di loro ed avendovi in loro potere, diviseranno farvi re con esclusione del principe di Galles o del duca d’York vostri fratelli maggiori, che sono l’uno in Francia e l’altro io non so dove; ma voi non siete il re, nè tale potete divenire se non mediante la morte di essi. Giuratemi adunque di non lasciarvi porre la corona sinchè a questa non abbiate legittimo diritto.... chè un giorno, ascoltatemi bene, figlio mio, se ciò faceste, un giorno, eglino atterrerebbero tutto, capo e corona, ed allora voi non potreste morire quieto e senza rimorsi siccome io muojo.... Giurate».
Il ragazzo stese la piccola sua mano fra quelle del genitore, e rispose:
«Sire, giuro a Vostra Maestà....»
Carlo lo interruppe.
«Enrico, disse, chiamami tuo padre.
«Padre mio, vi giuro che mi uccideranno prima che farmi re.