«Scusate, scusate, disse d’Artagnan con lo stesso sangue freddo, non ci diamo tanta fretta, giacchè ognuno di noi deve desiderare che le cose succedano in tutta regola. Sicchè, caro Porthos, sedete, e voi, signor Mordaunt, favorite star fermo. Stimeremo alla meglio questa faccenda, ed io sarò con voi schiettissimo. Confessate, signor Mordaunt, che avete la gran voglia di ammazzarci, o gli uni o gli altri?
«E gli uni e gli altri», replicò Mordaunt.
D’Artagnan si volse così ad Aramis:
«Caro Aramis, convenitene meco, è una grande fortuna che messer Mordaunt conosca tanto bene le sottigliezze della lingua francese: almeno fra di noi non vi saranno male intesi, ed ora regoleremo il tutto egregiamente».
E indi disse all’altro:
«Caro signor Mordaunt, vi dirò che questi signori contraccambiano i vostri buoni sentimenti a lor riguardo, e anch’essi avrebbero a genio di ammazzarvi. Dirò di più: che probabilmente vi ammazzeranno.... ma da leali gentiluomini, e la miglior prova ch’io possa darne eccola qua».
E d’Artagnan gittò il cappello sul tappeto, rinculò la sua seggiola al muro, accennò agli amici che facessero altrettanto, e salutato Mordaunt con una grazia assolutamente francese, continuò:
«Signore, ai vostri comandi; poichè se non avete che ridire sull’onore ch’io reclamo, comincerò io con vostra licenza. La mia spada è più corta della vostra, è vero, ma basta! spero che il braccio supplisca al ferro.
«Alto là! gridò Porthos avanzandosi, son io che principio, e senza tanta rettorica.
«Permettete, Porthos», fece Aramis.