«Va bene, non se ne parli più.... Signor Mordaunt, avete inteso che il conte di la Fère non vuol farvi l’onore di battersi con voi. Scegliete fra noi uno che lo rimpiazzi.
«Subito che non mi batto con lui, poco m’importa con chi che sia. Ponete i vostri nomi in un cappello, e trarrò a sorte.
«Buona idea! approvò d’Artagnan.
«Realmente con questo mezzo si concilia tutto, confermò Aramis.
«Io non ci avrei pensato, disse Porthos, eppure era tanto semplice!
«Orsù, Aramis, continuò d’Artagnan, scriveteci un po’ codesto col bel carattere con cui scrivevate a Maria Michon per avvertirla che la madre del signorino voleva far assassinare milord Brougham».
Mordaunt sopportò questo nuovo attacco senza far motto: stava in piedi, colle braccia incrociate, e pareva tranquillo quanto può esserlo un uomo in tale circostanza. Se non era in lui coraggio, era per lo meno orgoglio, lo che assai gli somiglia.
Aramis si accostò al tavolino di Cromvello, tagliò tre pezzi di carta di grandezza eguale, segnò sul primo il suo proprio nome e sopra gli altri due quelli de’ suoi camerati, li presentò aperti a Mordaunt, il quale senza leggerli fe’ con la testa un cenno che esprimeva rapportarsi egli a lui pienamente, e ripiegatili li mise in un cappello che porse al giovanotto.
Questi cacciò dentro la mano, ne levò uno dei tre fogli, e senza leggerlo lo lasciò sprezzantemente ricadere sul tavolino.
«Ah! serpentello, mormorò d’Artagnan, darei tutte le mie speranze al grado di capitano dei moschettieri perchè il mio nome fosse su quel bigliettino».