Costui dunque notissimo, lo ripetiamo a Buenos-Ayres, fu vittima d'un capriccio terribile, come solo Rosas può averne. Chiamatolo a sè, accusandolo capo d'una cospirazione per pugnalarlo, ordinò si arrestasse malgrado le sue proteste di devozione. I giudici, cui bastava l'accusa di Rosas, per non inquietarsi se Eusebio era colpevole o no, condannarono l'infelice alla pena del capo. Preparatosi all'estremo supplizio, si confessò e fu tradotto sul luogo dell'esecuzione, ove aspettavalo il carnefice co' suoi ministri. Allora quasi per incanto, comparve Rosas e dicendo al meschino, presso a morir di paura, che sua figlia Manuelita presa d'amore per lui, voleva sposarlo, lo graziò!
Manuelita al dì d'oggi è sui vent'otto o trent'anni; se non può dirsi una donna bella, è, ciò che val meglio, una piacevol persona, di figura distinta, di tatto profondo, capricciosa come un'europea.
Come figlia di Rosas, fu fatta segno alle calunnie. La dissero erede dei feroci istinti del padre e dimentica, come quelle figlie di imperatori romani, dell'amore filiale per un amore più tenero e meno cristiano.
Niente di più falso. Manuelita è rimasta zitella per molte ragioni; Rosas talvolta sente il bisogno d'essere amato, e sa che l'unico su cui possa contare, è l'amor di sua figlia; d'altronde nessuna potente famiglia di Buenos-Ayres cercò di congiungersi col dittatore. Infine è pur da notarsi che Rosas ne' suoi sogni di regno crede veder l'avvenire di Manuelita fecondo di nozze più aristocratiche di quelle abbia diritto a pretendere in questo momento.
Manuelita non è punto crudele; è anzi noto a tutti coloro cui non offende amore di parte, che dessa è un freno continuo alla collera del padre, sempre pronta ad irrompere. Fanciulla ancora, strappava le grazie da Rosas con un mezzo stranissimo. Spogliato quasi degli abiti il molatto Eusebio, ordinava gli mettessero la sella e le briglie come un cavallo: addattati poi a' suoi piccioli piedi andalusi i speroni del Gaucho, gli saliva sul dorso, e amazzone strana, venía su questo bucefalo umano davanti a suo padre, che ridendo dei capricci della fanciulla, accordavale la grazia richiesta.
Ora poi che tai mezzi non hanno più l'antico prestigio, ella circonda suo padre, quasi sorella di misericordia, di cure incessanti. Studiato il di lui cuore, ne conosce le vanità più secrete che lo tormentano; ora indugiando, ora chiedendo, riesce talvolta ad ottenere, e se è vera l'intimità che le appongono, noi oseremmo quasi asseverare, che il suo delitto è non solo scusabile agli occhi di Dio, ma potrà tenerle luogo d'una virtù.
Manuelita è la regina e insieme la schiava del tetto domestico; essa governa la casa, presta a suo padre le più tenere cure, ed incaricata di tutte le relazioni diplomatiche, può dirsi il vero ministro degli affari esteri di Buenos-Ayres.
Diffatti per la tertulìa di Manuelita, ora Manuela, ma a cui suo padre dà sempre il nome d'infanzia, deve l'agente straniero far la sua diplomatica entrata presso di Rosas.
Nella sua terlulìa Manuela si rappresenta come entusiasta del padre. Ivi, senza che cada in dubbio ad alcuno, si uniforma agli avvisi del dittatore; e colle grazie della gioventù, e colla poca importanza politica, che si suol dare ad una bocca ridente e a due begli occhi, avviluppa lo straniero in tal guisa che a gran fatica egli può sciorsene.
Infine del pari che Rosas è un essere eccezionale e diviso dalla società, Manuelita è una strana creatura, che, incognita a tutti, passa solitaria su questa terra, lungi dall'amore degli uomini e della simpatia delle donne.