Infelice! essa sola può dire quanto è sventurata e quante lacrime versa quando Iddio le chiede conto delle sue colpe, ed ella chiede conto a Dio de' propri dolori.
Rosas ha pure un figlio, di nome Juan, di nessun peso nel sistema politico del padre. Egli è un giovane d'aspetto comune, minore d'un anno o due di Manuelita; privo di nome può dirsi non avrà mai che quello che viene dai triviali amori e da corrotti costumi.
Capitolo Secondo
Giunto al sommo del potere, fu cura di Rosas spegnere la federazione. Lopez, autore di questa, caduto malato, va a Buenos-Ayres sull'invito di Rosas che lo vuole presso di sè. Lopez muor di veleno. Quiroga, capo della federazione, sfuggito per incanto a venti sanguinosi combattimenti, il cui coraggio e fortuna son proverbiali, muore assassinato. Cullen, mente della federazione, governatore di Santa-Fè per una rivoluzione suscitata da Rosas, gli è dato nelle mani dal governatore di Santiago. Cullen muor fucilato.
Quanto v'ha di più alto nel partito federale corre le istesse fortune de' più sommi in Italia sotto i Borgia; e a mano a mano Rosas adoperando le istesse mene di Alessandro VI e suo figlio Cesare, pervenne a dominare la Repubblica Argentina, la quale sebbene ridotta a perfetta unità, continua nel titolo specioso di federazione.
Ora occorre di dare alcun cenno dei personaggi da noi nominati, evocando un istante i loro accusatori fantasmi; tanto più che vi ha in tutti questi uomini una tal quale primitiva selvatichezza che merita se ne faccia caso. E per cominciare dal generale Lopez, un solo aneddoto ci darà contezza non tanto di lui, sibbene ancora degli uomini che trattava. Egli reggea Santa-Fè e contava in Entre-Rios un suo personale nemico, il colonnello Ovando, che in seguito ad una rivolta fu tradotto a lui prigioniero. Il generale era a mensa e ricevendo con oneste accoglienze Ovando, l'invitò ad assidersi seco e si stabilì fra essi un colloquio come in due convitati ne' quali l'eguaglianza delle fortune comandi la più perfetta ed egual gentilezza. Se non che a mezzo il desinare, Lopez interrompendosi a un tratto: Colonnello, disse, s'io fossi caduto in vostro potere come voi nel mio e ciò fosse avvenuto nell'ora dei cibi, che avreste voi fatto? — Io vi avrei invitato a sedere alla mia tavola, come voi faceste con meco. — Sì, ma dopo il convito? — V'avrei fatto fucilare. — Son soddisfatto che una tale idea v'abbia balenato alla mente, essendo pure la mia; voi sarete fucilato all'alzarvi di tavola. — Debbo io levarmi di subito, o proseguire il mio pranzo? — Oh! continuate, Colonnello, non v'è poi molta urgenza. Continuarono adunque, gustarono caffè e liquori, dopo di che disse Ovando: — Credo che questo sia il tempo. — Vi ringrazio, rispose Lopez, di non aver atteso ch'io ve lo rammemorassi. Indi, chiamato un soldato, — La squadra è pronta? dimandò — Sì, mio generale, rispose costui. Allora voltosi a Ovando, — Addio, Colonnello, gli disse — Addio, rispose, non è lunga la vita nelle guerre come le nostre. E salutandolo, sortiva. Cinque minuti dopo una fucilata alla porta di Lopez, gli annunziava che il colonnello Ovando non era più.
In quanto a Quiroga, egli era un uomo della campagna al pari di Rosas. Un tempo, sergente nell'armata di linea contro gli Spagnuoli, s'era poi ritirato alla Rioja, suo paese natale. Fatto per le interne discordie signor del paese, appena ebbe la somma del potere, si cacciò a tutt'uomo nella lotta delle varie fazioni della repubblica, e per queste fe' per la prima volta sentire il suo nome all'America.
Nello spazio d'un anno Quiroga era la spada del partito federale; nessuno ebbe al pari di lui ad ottenere più felici successi col solo suo valor personale, talchè il prestigio del suo nome potea dirsi supplisse a un esercito. Cumulata nel calor della mischia intorno a sè la somma dei pericoli, gettava allora il suo grido di guerra e impugnata la lunga lancia, sua arma prediletta, volgeva in fuga anche i più coraggiosi.
Quiroga, anzichè crudele, era feroce; ma d'una ferocia magnanima, generosa; d'una ferocia non di tigre, ma di leone. Infatti il colonnello Pringles, suo giurato nemico, è fatto prigione, poscia assassinato. L'assassino agli ordini di Quiroga, che nella speranza d'un premio, gli vien narrando il delitto, è fucilato.
Un bel giorno i suoi soldati, memori dell'accaduto, traggongli innanzi due ufficiali nemici fatti allora prigioni. All'invito di disertare la propria bandiera, l'uno rifiuta, l'altro consente.