— Orsù dunque, disse a quest'ultimo, a cavallo, andiamo a veder fucilare il vostro compagno. — Egli obbedisce, e lungo la via vien novellando con Quiroga, di cui già si crede aiutante di campo, mentre in mezzo ai soldati il povero condannato va tranquillamente alla morte. Giunti sul luogo, Quiroga ingiunge all'ufficiale che si rifiutò al tradimento, di mettersi in ginocchio. Ma dopo il comando, pronti! fermandosi:
— Orsù, disse a lui che si tenea già per morto, voi siete un prode, ecco il cavallo del signore, partite.
E colla mano accennava al cavallo del rinnegato.
— Ed io? chiedeva egli.
— Tu non ne hai mestieri, chè sei presso a morire.
Nulla valsero i preghi dell'amico reso alla vita; pochi minuti dopo era morto.
La gloria di batter Quiroga era serbata al generale Paz, il Fabio americano, uomo per virtù e illibatezza specchiatissimo. Due volte ei ne distrusse le armate nei terribili combattimenti della Tablada e d'Oncativo. Ma fatto prigioniero il general Paz a cento passi dalla sua armata per la caduta del suo cavallo, Quiroga opponendo alla tattica e strategia di queste allora nascenti repubbliche, un indomito coraggio ed una volontà di ferro, fu invincibile.
Cessata la guerra tra i federali e gli unitari, volle Quiroga visitare le interne provincie. Nel ritorno assalito a Barranca-Jaco da una mano di trenta assassini, una palla che traversò la vettura, in cui era soffrente, lo colse nel petto. Quantunque ferito a morte, pallido, grondante sangue, potè sollevarsi ed aprir la portiera. Alla vista dell'eroe rizzato in piedi e quasi cadavere, gli assassini si diedero alla fuga. Ma Santos-Perez lor capo trattosi innanzi a Quiroga, che caduto gli abbracciava i ginocchi e lo fissava nel viso, l'uccise, mentre gli altri assassini tornavano a dar compimento al misfatto. Furono i fratelli Reinafi che reggeano Cordova, braccio di questa spedizione d'accordo con Rosas. Ma egli riparatosi in una macchia onde non esser visto, potè, prese le parti dell'innocente, farli arrestare e condannare e fucilare.
Ora di Cullen. Nato egli in Ispagna, abitava la città di Santa-Fè, ove strettosi con Lopez, ne era venuto il ministro e il consigliere. L'influenza che ebbe ad esercitare nella repubblica argentina dal 1820 al 1833, epoca della sua morte, lo rese uomo d'alto rilievo. Le oneste accoglienze di Cullen per Rosas, quando proscritto nel dì della sventura riparò a Santa-Fè, non ebbero potenza di cancellare dalla mente del futuro dittatore, che Cullen volea tornare la repubblica argentina sotto l'impero delle leggi; seppe però, protestando eterna amicizia, nascondere l'empio disegno.
Chiamato Cullen, per la morte di Lopez, al governo di Santa-Fè, datosi con ogni studio a migliorar la provincia, lungi dal dirsi nemico del blocco francese, esternava le sue simpatie per la Francia, come leva potente alle sue idee di civiltà. Rosas allora, coll'appoggio e concorso delle truppe, gli suscitò una rivoluzione, in cui vinto Cullen fu costretto a riparar presso Ibarra suo amico governatore della provincia di Santiago dell'Estero. Dichiarato Cullen selvaggio unitario, si proposero trattative da Rosas per averlo in sue mani, che lunga pezza tornarono vane. Teneasi quindi Cullen sicuro riposando sulla fede del giuramento d'Ibarra, allorchè ad un tratto inaspettatamente arrestato da' suoi soldati, fu condotto a Rosas. Egli intesane la venuta, ordinava si fucilasse a mezza strada, poichè, scriveva egli al nuovo governatore di Santa-Fè, il suo processo era fatto da' suoi stessi delitti. Cullen avea gentili maniere e cuore bennato; l'influenza che esercitò su di Lopez fu sempre rivolta al perdono ed è sua gloria se il generale Lopez, a fronte delle preghiere di Rosas, non condannò all'estremo supplizio alcuno dei prigionieri fatti nella campagna del 1831, che mise in sua balìa i capi più importanti del partito unitario. Di frivola istruzione, di mediocri talenti, avea però l'esterno d'un uomo eminentemente civilizzato.