Così pensavano di lui tutti i patriotti dello Stato orientale. Dappertutto questi domandavano un cambiamento di governo e l'opinione pubblica chiamava a prendere parte al potere il colonnello Pacheco y Obes.
Il generale Rivera cedette al voler del paese, e prima di partire per l'armata nominò un nuovo ministero di cui facea parte Pacheco y Obes per la guerra e marina, Santiago Vasquez per l'estero e l'interno, e Francesco Munnoz per le finanze. Il 3 febbraio 1843, il nuovo ministero entrò in funzioni; fu chiamato ministero Pacheco y Obes, e devesi alle pronte misure dei primi giorni della sua esistenza, l'incredibile difesa di Montevideo.
Questo ministero agiva sotto la direzione del presidente del senato che teneva la presidenza della Repubblica in assenza del generale Rivera. Il nome di questo magistrato era Joaquin Suarez, uno dei più ricchi proprietarii dello Stato orientale, l'uomo tra' più onorati di questo popolo cui egli ha consacrata tutta la sua vita. Ora egli tiene il posto di presidente, essendo successo a Rivera, il cui tempo legale era spirato col 1 marzo 1843.
II 16 febbraio del medesimo anno l'armata nemica comandata da Oribe si presentava davanti Montevideo nella certezza di entrarvi senza trar colpo o al più di averla con un colpo di mano. Ma nel tempo che era trascorso dalla sua installazione, il nuovo governo aveva fatto di Montevideo una piazza di guerra capace d'arrestare i vincitori d'Arroyo-Grande.
Tutti gli uomini atti a portare le armi erano stati inreggimentati, e nessun riguardo era scusa al proprio dovere. Niuna eccezione fu ammessa. Il ministro della guerra dettava i decreti e s'incaricava egli stesso di farli eseguire; e tutti sapevano che nulla valeva ad arrestare la sua volontà di ferro.
Fu in questo frattempo che si riorganizzarono i battaglioni di guardia nazionale che da sett'anni renderono tanti segnalati servigi alla città stretta d'assedio. Fu allora che egli scelse a comandanti di queste masse improvvisate codesti uomini, stranieri fino allora alla guerra, che nel seguito sono divenuti tanti eroi e che noi chiamiamo: Lorenzo Batlle, Francisco Tage, José Maria Munnoz, José Solsona, Juan Andres Gelly y Obes, e Francisco Munnoz. Tutti erano negozianti od avvocati al principio dell'assedio. Tutti sono in oggi colonnelli, e mai le nobili insegne di questo grado furono portate più nobilmente. Francisco Munnoz è morto. Tutti gli altri quasi per miracolo vivono ancora, perchè in tutti i giorni di questo lungo assedio furono veduti in mezzo al pericolo provocare la morte che li rispetta.
I corpi di linea, alla testa dei quali figuravano pure uomini nuovi, furono riorganizzati e messi sotto gli ordini di Marcelino Sosa, l'Ettore di questa nuova Troia, di César Diaz, di Manuel Pacheco y Obes, e di Juan Antonio Lezica. E tutti questi altri nomi che citiamo sono già istorici, e sarebbero nomi immortali se avessero a cantore un altro Omero.
Sosa è morto e noi racconteremo e la sua morte d'eroe e alcune delle sue gesta, che rendendolo il terrore dell'armata nemica, gli hanno conquistata l'ammirazione della città assediata.
Presentemente è il colonnello Cesare Diaz che regge l'armata. Uomo di grandi talenti, gode la riputazione da nessuno contestata d'essere il miglior tattico d'infanteria che si trovi fra le due armate.
Il colonnello Batlle, attuale ministro della guerra e delle finanze, è presso a poco sui trent'anni; la natura gli è stata più che prodiga; essa l'ha fatto bello, prode, spiritoso, d'ingegno; infine uno di quegli uomini il cui avvenire è destinato a risplendere nella futura istoria d'America. Fu egli che con un pugno d'uomini sorprese nel 1846 le forze che assediavano la Colonia e che la battè completamente obbligandoli a levare l'assedio. E tanto valore mostrato da questa giovane armata messa su d'improvviso è ascritto in parte al generale José Maria Paz, che ne era duce, primo tra i migliori maestri nell'arte della guerra, mentre d'altra parte vi contribuivano con tutte le loro forze ed il loro sangue gli Argentini rifugiati a Montevideo, formatisi in legione per la difesa del paese che aveva dato loro l'ospitalità.