Vennero pure eletti capi molti stranieri che in certa guisa stavano a rappresentanti delle idee di libertà e di progresso non del tutto spente nel mondo e che non hanno per anco trovato una nazione in cui possano mettere profonde radici. Tra questi capi che concorsero alla difesa di Montevideo e che saranno ricompensati dei loro sacrificii, non solo dalla riconoscenza d'una città, ma d'una nazione, primeggia Giuseppe Garibaldi.
Giuseppe Garibaldi, proscritto d'Italia perchè aveva combattuto per la libertà, proscritto dalla Francia dove aveva voluto combattere per la stessa causa, proscritto da Rio-Grande per avere contribuito alla fondazione di quella Repubblica, venne ad offrire i suoi servigi a Montevideo. Noi cercheremo di far conoscere ai nostri contemporanei sotto i rapporti tanto fisici che morali quest'uomo potente, che nessuno ha potuto attaccare che colla calunnia.
Garibaldi è un uomo sui 40 anni, di mezzana statura abbastanza proporzionata, con lunghi capelli biondi, occhi cilestri, e col naso, la fronte ed il mento greco; può dirsi tipo di vera bellezza. Porta lunga la barba; il suo vestire ordinario è una redingota stretta al corpo ed abbottonata senza alcun'insegna militare. Le sue mosse sono preziose, la sua voce armonica, somiglia ad un canto. Nello stato normale di vita sembra piuttosto un uomo di calcolo che d'immaginazione; ma se intende le parole d'indipendenza e d'Italia, allora egli si scuote come un vulcano, getta fiamme e spande la sua lava. Giammai fu visto, se non nella pugna, indossare armi; venuto il momento, snudata la spada che prima gli viene alle mani, ne getta il fodero e si caccia contro il nemico.
Nel 1842 fu nominato comandante della flottiglia; egli sostenne poco dopo nel Paranà un combattimento accanito contro forze superiori tre volte alle sue, ma veduta di poi l'impossibilità di resistere, fece naufragare, noi non diremo le sue navi, ma le sue barche, appiccandovi fuoco; e ritirandosi alla testa del suo equipaggio sul territorio della repubblica presentossi uno dei primi per la difesa di Montevideo.
Il ministro della guerra Pacheco y Obes, comprese il proscritto. Questi due uomini non ebbero che a vedersi per intendersi e strinsero fin dal primo abboccamento una di quelle amicizie assai rare nell'epoca attuale.
Montevideo, stretta d'assedio dalla parte di terra, venne pure bloccata dalla flottiglia di Rosas. Il ministro della guerra volle allora organizzare sul mare una resistenza eguale a quella che egli aveva improvvisata per terra, e benchè la Repubblica non disponesse che di piccoli bastimenti, aiutato da Garibaldi, egli venne a capo di realizzare il suo progetto. Prima ancora di due mesi quattro piccoli bastimenti, portanti la bandiera orientale, prendevano il mare e combattevano le forze marittime di Rosas, comandate da Brown. Questi quattro bastimenti dovevano portare i nomi di Suarez, Munnoz, Vasquez e Pacheco y Obes; ma Pacheco cangiò il nome del suo legno in quello di Libertà. I due più forti tra questi, che erano quelli di Suarez e Libertà, portavano ciascheduno due cannoni, gli altri due non ne avevano che un solo. Allora si vide il singolare spettacolo d'una lotta nella quale 60 marinai, 4 barche e 6 pezzi di cannone andavano ad attaccare 4 bastimenti con 100 pezzi di grosso calibro e più di 1000 uomini d'equipaggio. Garibaldi n'era comandante, e la sua voce ben conosciuta al nemico tuonava, nella pugna, comandando la morte, assai più forte de' propri cannoni.
Ora, a chi fosse vago di conoscere quale soldo ricevesse in premio della sua vita esposta tutti i giorni, quest'uomo che i giornali francesi hanno chiamato un Condottiero, e che fummo lieti di trovare a Roma perchè egli dasse colla sua eroica difesa il ridicolo a questa spedizione, noi lo diremo.
Nel 1843, Don Francisco Agell, uno tra i più rispettabili negozianti di Montevideo, s'indirizzava al colonnello Pacheco y Obes per dargli contezza che nella casa di Garibaldi, nella casa del capo della legione italiana, del comandante della flotta nazionale, dell'uomo sempre pronto a versare il proprio sangue per Montevideo, in quella casa non s'accendeva di notte il lume, perchè nella razione del soldato — unica cosa sulla quale contava Garibaldi per vivere colla sua famiglia — non erano comprese le candele. Il ministro della guerra mandò per mezzo del suo aiutante di campo, José Maria Torres, cento patacconi (500 franchi) a Garibaldi; ma egli, presa solo la metà della somma, restituì l'altra onde fosse recata ad una vedova ch'egli indicava e che, a suo parere, versava in maggiori strettezze.
Cinquanta patacconi (250 franchi) ecco l'unica somma che Garibaldi ha ricevuto dalla repubblica nel corso dei tre anni che la difese[13].