Come parte di bottino, spettavagli un giorno la somma di mille patacconi, cioè 5,000 franchi. Il ministro delle finanze, fatto invito a Garibaldi di toccar quella somma, ebbe alla sua lettera d'avviso tale una risposta, che stimò opportuno ragguagliarne il suo collega, il ministro della guerra. Allora Pacheco y Obes, come amico di Garibaldi, s'incaricò di chiamarlo a sè onde capacitarlo. Venuto a lui Garibaldi, col suo cappello bianco rasato, i suoi stivali in pezzi, ad informarsi di ciò che volesse il ministro; appena sentì di ciò che era questione, poco mancò non si stizzisse col suo amico quasi gli fosse stato straniero; e a lui che instava togliesse quella somma almeno per la legione italiana, Garibaldi rispose: «La legione non pensa diversamente da me, tenete ciò per i poveri della città[14]

Egli conosceva a fondo i generosi esuli che aveva sotto i suoi ordini, perchè nel medesimo anno il generale Rivera avendogli fatto dono di parecchie leghe di terreno e di qualche migliaia d'armenti, ricevuti a capo del suo stato-maggiore i titoli di proprietà dal colonnello Don Augusto Pozolo, e interrogata cogli occhi tutta la sua legione, li stracciò dicendo: «La legione italiana dà la sua vita a Montevideo, ma essa non la scambia con terre e bestiami; ella dà il suo sangue in cambio d'ospitalità e perchè Montevideo combatte per la sua libertà.»

Nel 1844 un'orribile tempesta flagellava la rada di Montevideo; eravi nel porto una goletta a bordo della quale stavano parecchie famiglie, tra le quali quella dei sigg. Carril che andava a Rio-Grande; la goletta stava affidata ad una sola áncora avendo perdute le altre; informato del pericolo Garibaldi si getta in una barca con sei de' suoi marinai, porta seco un'altra áncora, e la goletta è salvata.

L'8 febbraio 1846 il generale Garibaldi, alla testa di 200 Italiani, viene attorniato da 1,200 uomini di Rosas comandati dal generale Servando Gomez, fra i quali sono 400 d'infanteria. Che farà Garibaldi? Forse ciò che avrebbe fatto il più coraggioso in tale frangente, mettersi in luogo a meglio secondar la difesa? No certo. Garibaldi e i suoi 200 legionarii attaccano i 1,200 soldati di Rosas, e dopo cinque ore di combattimento accanito, l'infanteria è distrutta, la cavalleria demoralizzata si ritira dal combattimento, e Garibaldi resta padrone del campo di battaglia.

Sempre il primo al combattimento, Garibaldi lo era egualmente a raddolcire i mali che portava la guerra. Se talvolta compariva nelle sale del ministero, era per chiedere la grazia d'un cospiratore, o soccorsi a qualche infelice; ed all'opera di Garibaldi, Don Miguel Molina y Haedo, condannato dalle leggi della repubblica, dovè la vita nel 1844. A Gualeguaychu fa prigioniero il colonnello Villagra, uno dei più feroci capi di Rosas, e lo rilascia in libertà con tutti i suoi compagni fatti con lui prigionieri. A Ytapevy mette in fuga il colonnello Lavalleja, la cui famiglia resta in suo potere; egli forma a questa famiglia una scorta composta di prigionieri stessi e la rinvia al colonnello Lavalleja con una lettera tutta cortesia e generosità.

Noi lo ripetiamo ancora una volta, in tutto il tempo che Garibaldi fu a Montevideo, egli visse, in un colla sua famiglia, nella più estrema povertà. Egli non ebbe mai abiti diversi da quei del soldato, e molte volte i suoi amici si appigliarono a sutterfugii onde sostituire a' suoi laceri panni, un nuovo vestito. Scrivete a Montevideo, signori pubblicisti, che avete trattato Garibaldi da condottiero e d'avventuriero, scrivete agli uomini del governo, scrivete ai negozianti, scrivete alle persone del popolo, e voi sentirete che mai un uomo fu più universalmente stimato ed onorato di Garibaldi in questa repubblica di cui voi repubblicani predicate l'abbandono. Ma è vero che il governo che ha abbandonato la causa dell'Alemagna per il re Guglielmo, l'Austria e l'Italia per l'Imperatore Francesco, Napoli e la Sicilia per il re Ferdinando, questo stesso governo ci può ben predicare l'abbandono di Montevideo e l'alleanza di Rosas. Ma ponete un istante Garibaldi l'uomo che egli calunnia in faccia a Rosas che egli esalta, e giudicate.

Ora che per noi si è detto alcun che del primo, l'ordine vuole si vegga ciò che facesse allo stesso tempo il secondo.

Noi leggiamo negli stessi rapporti fatti a Rosas dai suoi officiali ed agenti; nè ci dimentichiamo queste tavole di sangue, pubblicate dall'America del Sud e sulle quali, come una madre addolorata del presente ed una dea vendicatrice dell'avvenire, ella ha registrato diecimila assassinii.

Il generale Don Mariano Acha, che serve nell'armata nemica a Rosas, difendeva San-Juan, ma il 22 agosto del 1841 è costretto ad arrendersi dopo 48 ore di resistenza; Don Josè Santos Ramirez, officiale di Rosas, trasmette allora al governatore di San-Juan il rapporto officiale di quell'avvenimento. Si trova in esso questa frase scritta testuale: — Tutto è in nostro potere, ma col perdono e colla garanzia per tutti i prigionieri, tra loro si trova un figlio di La Madrid. — Pubblicisti dell'Eliseo, prendete il N. 3067 del Diario de la Tarde[15] di Buenos-Ayres, del 22 ottobre 1841, ed a comparazione del rapporto officiale di José Santo Ramirez, che dichiara il perdono e la garanzia della vita a tutti i prigionieri, voi potrete scrivere dall'altro lato questo paragrafo.

«Desaguadero, 22 settembre 1841.