Alla formazione della legione francese tenne dietro quella degli Italiani scossi alla voce di Garibaldi, avido di avventure e di pericoli.

Un nuovo campo si apriva a lui, che già comandante della flotta nazionale, sentiasi scosso dai colpi del cannone che tuonava alla campagna; e fu visto così lo stesso giorno governare il proprio naviglio, marciare alla baionetta alla testa d'un battaglione d'infanteria, e caricare in mezzo alla cavalleria uno squadrone nemico.

Ma il sospiro d'Italia gli giungeva sull'aure del Mediterraneo, e allora tutto cessò per lui; solo un sacro dovere poteva rimuoverlo dal compire un sì nobile sacrifizio.

A canto di Garibaldi brilla un nome illustre nella legione italiana. È quello di Francesco Anzani, uomo di sommo coraggio e di severi costumi da paragonarsi agli antichi. Mai non fu visto in Montevideo che in mezzo a' soldati, vestito come essi, dividendo i loro cibi, sognando la libertà di Italia, combattendo per quella del Nuovo-Mondo. La libertà era la speranza, il sospiro della sua vita.

Quando nel 1847 Garibaldi lasciò Montevideo, con un centinaio de' suoi legionarii per venire a combattere in Italia, Anzani gravemente infermo volle a ogni costo imbarcarsi, e moriva tre giorni dopo il suo arrivo in Italia, pensando all'indipendenza della patria, per cui Garibaldi allora dovea combattere inutilmente, tenendo l'occhio però a quell'avvenire che oggi finalmente si è maturato.

Capitolo Quinto

L'ordine degli avvenimenti ci ha per poco allontanati dall'armata di Rivera, che lasciata Montevideo, non era rimasta inoperosa.

Il nemico, forte di 6,000 fanti e 900 cavalieri, avea messo l'assedio alla città; sulle traccie di Rivera erasi spedito il resto delle sue forze. Allora ebbe principio una lotta ammirabile, dovendo Rivera co' suoi talenti, colla conoscenza de' luoghi, col coraggio de' suoi soldati, forte appena di 5,000 cavalieri, tenere a bada un nemico che contava 6,000 uomini di cavalleria, un battaglione di fanti, ed una batteria di cannoni.

Ma per colmo di sventura la marcia di Rivera si facea di giorno in giorno più faticosa e più grave, essendochè i paesani impediti di rifugiarsi a Montevideo, traevano a lui numerosi, facendo così del suo piccolo esercito una tribù, che negli ultimi tempi contava da ben quattrocento carri ingombri di donne e fanciulli, oltre un numero maggiore di fuggitivi, che privi dei mezzi di trasporto tenean dietro all'armata a piedi o cavallo.

Come una tal gente inabile alta guerra, d'inciampo negli accampamenti, di ritardo nelle marcie, li esponesse a un totale esterminio, era noto a Rivera e a' suoi soldati, che nullameno fedeli a un tal dovere, durarono nella lotta due anni in cui sempre battuti, non vinti, rendeano le vittorie del nemico peggiori d'una sconfitta.