Venne infine Rivera completamente battuto nella funesta giornata di Paso de la Paloma; tali però erano i mezzi di quest'uomo, tale era l'aura popolare che lo circondava, tanto insomma l'amor della patria che infiammava gli orientali tutti, che la vittoria di Solis gli rese quel prestigio ch'egli aveva per un tratto perduto.
Ma Urquisa alla testa di 4,000 uomini venne a trar d'impaccio il nemico, e sconfisse Rivera a Malbajar ed a Aréquita, il quale ad onta di tali rovesci, volle il 28 marzo 1845 nelle pianure d'India-Muerta presentar la battaglia ad Urquisa.
Le forze erano eguali d'entrambe le parti. Avanti di venire alle mani, il generale Rivera comandò che i carri che trasportavano le donne e i fanciulli si avvicinassero alle frontiere del Brasile, per guadagnarle nel caso d'una sconfitta. Si perdè la battaglia, e fu così salva questa errante tribù, insieme a una parte dell'esercito stesso.
Da quel giorno famiglie ed esercito hanno stanza in Rio-Grande; nè le reiterate promesse di Rosas ebbero peranco il potere di far loro traversar la frontiera che li divide dalla patria. Tanto è l'odio inspirato da Rosas, che al suo dominio preferiscono l'esilio e la miseria.
L'armata della campagna, distrutta alla battaglia d'India-Muerta, avea fatto più del dovere, lasciando sul campo i tre quarti delle sue forze. Questi gloriosi combattimenti vennero illustrati dal sangue di tanti martiri, e l'istoria del popolo orientale ricorderà con amore i nomi d'Aguar, di Silva, di Cuadra, di Blanco e di Luna che primi tra' capitani di quest'armata caddero per la indipendenza della patria. E la storia fedele dirà pure che i disastri toccati non vanno attribuiti alla truppa od a' capi, sibbene al solo generale Rivera, che mai volle organizzar militarmente le sue forze, ed a uomini disciplinati fece una guerra non di soldato, ma d'avventuriere.
Dopo la battaglia d'India-Muerta, allorchè il resto dell'esercito passò la frontiera di Rio-Grande, un solo tra i capi, cui la morte in patria era certa, sdegnò trar la vita in esilio. Egli era il tenente colonnello Brigido Silveira. Con una mano di prodi decisi a morire con lui volle continuare la lotta, e ritiratosi nel distretto di Maldonado[16] traendo partito dal terreno ineguale, cominciò una guerra d'imboscate, e di attacchi notturni, cui il nemico non si attendeva.
Da quel punto non vi fu distaccamento dell'armata di Oribe, non vi fu avanguardia che si avventurasse alla campagna, che non venisse attaccata da questi infaticabili soldati cui era nota ogni sua mossa. Quando poi infuriava la tempesta, Brigido Silveira, cogliendo il destro dal cozzar degli elementi, si cacciava persino tra le tende nemiche a levare il suo grido di guerra.
Indarno Oribe a dar la caccia a questi prodi spingeva tremila de' suoi cavalieri ora stretti in un corpo, ora divisi a drappelli. Due lunghi anni durarono a sterminarli, non però d'un sol colpo, ma quando dal primo all'ultimo caddero tutti, solo Brigido Silvera miracolosamente sorvisse, ed ebbe modo di rientrare in Montevideo, ove vive tuttora.
La battaglia di Balbajar, anteriore a quella d'India-Muerta, avea luogo nel gennajo del 1844. Un pugno di cinquecento uomini, sfuggiti al disastro, concepito il progetto di aprirsi una strada sino a Montevideo, giunse inatteso dietro le linee dell'assedio, le ruppe, e sui cadaveri nemici entrò trionfante nella fortezza del Cerro.
Alla testa di questi prodi erano i colonnelli Flores ed Estibao, che presentatisi al governo colle spade alla mano ancor tinte di sangue, «l'armata, dissero, della campagna è battuta, e noi, incerti se potrà rialzarsi, siam venuti a dividere la sorte dei difensori di Montevideo.»