E per vero fu provvidenziale un tale rinforzo, poichè la guarnigione scemata ogni giorno non poteva rimettersi, mentre il nemico tenea da Buenos-Ayres sempre nuovi aiuti di truppe.
Diffatti le file dei difensori di Montevideo erano diradate di molto, sommando a più di tremila i soldati che erano caduti, coi colonnelli Sosa, Torres, Neira e buon dato d'altri capi e ufficiali.
Sosa, che ben a ragione può dirsi l'Ettore della nuova Troia, era un di quegli uomini per cui non esistono pericoli di sorta. Al pari di Nelson, potea chiedere, non a dodici, ma a trenta anni: che cosa è la paura? Lo avresti detto disceso dagli antichi Titani, nulla essendovi per lui d'impossibile.
Fu visto un giorno con soli quattordici cavalieri attaccare ben cento Baschi spagnuoli e metterli in fuga.
Fu visto altra volta in mezzo a quattordici cavalieri che gli erano sopra, certi di farlo prigione, aprirsi strada una uccidendone due, e ritornare al corpo onde era stato disgiunto.
Un altro giorno che aveasi a fronte un distaccamento nemico, il capo di Sosa avendo esternato il desiderio di alcuni schiarimenti che solo potea dare un prigioniero, Sosa cacciatosi sopra il nemico, afferrò il primo uomo che gli venne fatto di raggiungere, e messolo a traverso sul cavallo lo presentò a lui dicendo:
«Ecco, mio colonnello, ciò che voi avete richiesto.»
Così parea che la morte rispettasse quest'uomo che seco lei avea tanta dimestichezza.
Diffatti un giorno uno dei più prodi uffiziali dell'armata nemica incontratosi con Sosa nel caldo della mischia, appunta contro di lui la sua pistola e fa fuoco. Ma il colpo non parte, ed egli invece cadde trafitto da Sosa.
Conversando una volta con cinque de' suoi soldati presso d'un bosco di frutti, diè in un agguato che gli tese il nemico nel bosco vicino. I suoi cinque soldati cadono a terra dai colpi di fucile tratti a un quarto di tiro, solo Sosa rimase illeso. Egli allora invece di darsi alla fuga o battere in ritirata, si caccia nel bosco, e cinque minuti dopo ne sorte sano e salvo colla spada insanguinata.