Art. 1. Il primo reggimento di cavalleria della guardia nazionale prenderà in avvenire il nome di reggimento Sosa, e porterà queste parole nella sua bandiera: Marcellino Sosa, prode tra i prodi. La patria lo perdè l'8 febbraio 1844.

Art. 2. Non si provvederà mai al grado di colonnello di questo reggimento, in cui Marcellino Sosa figurerà come colonnello effettivo, dovendo la di lui famiglia toccare gli appuntamenti cui egli ha diritto, ed ove questa non li riceva in uniformità della legge del 12 marzo 1829, saranno devoluti alla casa degli invalidi dell'armata.

Art. 3. . . . . . . . .

Art. 4. Quando l'esercito che assedia la capitale sarà distrutto, la spoglia di Sosa sarà recata al luogo in cui fu ferito, e s'innalzerà alle spese del tesoro un monumento semplice che porti il suo nome, il giorno della sua morte e le sue estreme parole:

Compagni, salvate la Patria!

Firmato; Suarez;
Pacheco y Obes.

Il ministro della guerra disse le lodi del gran cittadino. Involto della bandiera del suo squadrone, Sosa fu chiuso nella tomba della famiglia Pacheco y Obes. Tra coloro che ne portarono la salma al sepolcro, era il colonnello Tajes, che dall'armata è ora tenuto in quel pregio che prima Sosa.

Sosa era un bell'uomo grande, robusto, eccellente cavaliere, d'una generosità eguale al coraggio. Cavalcava di solito un superbo cavallo nero, la cui bardatura era tutta d'argento. Nell'ora poi della pugna, si spogliava dell'uniforme, e rimboccate le maniche, impugnata la spada o la lancia lo avresti detto un eroe d'Omero, od un paladino del secolo di Carlomagno.

Così era egli circondato da degni e prodi soldati, avvegnachè ogni giorno dell'assedio di Montevideo sia una pagina di gloria per i capi degli assediati.

Ieri, era il colonnello Munnoz che con un pugno di ottanta uomini attaccava una posizione fortificata e 400 soldati i quali devono la libertà ai rinforzi sopraggiunti.