Oggi è il colonnello Solsona che con un battaglione resiste a tutta l'ala dritta nemica. Tra coloro che combattono sotto i suoi ordini, sono i tre suoi fratelli; l'uno de' quali, il capitano Miguel, ferito alla testa da un colpo di fucile cade per terra; ma rialzatosi afferra uno schioppo, e continua a battersi, quasi non fosse caduto che per raccogliere un'arma.

Domani, Lezica e Batlle che al Pantanoso con soli 300 soldati resistono a cinque battaglioni nemici.

Quindi il maggior Carro che con trenta dragoni attaccando trecento nemici, resta con vent'otto de' suoi sul campo di battaglia.

Poscia il colonnello Tajes che alla testa di ottanta uomini distrugge il secondo reggimento di Rosas; e il colonnello Vilagran, che nell'età di sessantacinque anni, alla testa di pochi cavalieri carica ogni giorno il nemico, sempre in numero quattro volte maggiore. Onde può dirsi a ragione che Montevideo sarebbe salva, se a tanto avesse bastato l'abnegazione e il coraggio.

Nel giugno del 1844, il generale Paz, chiamato al comando delle armi di Corrientes, lasciò Montevideo. Allora il colonnello Pacheco y Obes unitamente al ministero della guerra prese il comando delle truppe e giunse a dominare il nemico che in due brillanti fatti d'arme ei batteva.

Era quindi facile a credersi che la lotta toccasse al suo termine, e a ciò conseguire apprestavasi una battaglia finale, quando l'8 ottobre, un accidente imprevisto mutò la faccia alle cose, ed ebbero origine le sventure di Montevideo.

Sulla piccola squadra governata da Garibaldi, aveano, a di lui insaputa, cercato ricovero due disertori brasiliani. Ora l'ammiraglio del Brasile che avea nelle acque di Montevideo quattro corvette, senza previo riclamo, mosse verso la squadriglia orientale, con una goletta seguita da molte imbarcazioni. Giunto a tiro di pistola, gettata l'áncora, intimò si rendessero i due disertori, minacciando far fuoco ad un rifiuto.

Inteso un tale procedere, il ministro della guerra rese noto agli altri membri del governo: portarsi egli stesso a bordo della squadra a provvedere all'onor nazionale, rispondere di tutto, nè potersi transigere colle brutali esigenze del brasiliano. Ma venuto a bordo ebbe l'ordine dal governo di rilasciare i due disertori, e, cosa strana, un tale ordine gli fu intimato da un officiale d'ordinanza dell'ammiraglio brasiliano. Egli vi si rifiutò, e insistendo il governo, diè la sua dimissione, dichiarando ad un tempo che non lascierebbe il suo posto, se prima le forze nemiche non cessassero dal minaccioso contegno. Ritiratisi allora, Pacheco y Obes mise piede a terra.

Il governo accettava la dimissione del ministro della guerra, perchè antiche ire tra il colonnello e il generale Rivera veniano dagli amici di quest'ultimo suscitate, sì perchè le rozze maniere del primo aveano ferito alcuni membri del governo, e specialmente coloro che vili interessi moveano ad accostarsi a Rivera il quale, come dicemmo, facea getto del pubblico denaro.

L'armata, istrutta della dimissione del colonnello Pacheco y Obes, prese le armi e si ribellò. Per ben tre giorni fu un'ansia incessante in Montevideo di vedere l'orrendo spettacolo d'un governo rovesciato dalla forza militare. Pacheco y Obes che avea le simpatie del soldato, seppe resistervi, e sortito dal paese ritirossi a Rio-Janeiro. Egli rese immensi servigi alla sua patria, e fu de' più caldi alla difesa di Montevideo; l'odio che gli portano i nemici del paese, è un titolo incontestabile alla riconoscenza de' buoni cittadini.