Giunto al potere, era stato suo primo studio introdurre la probità nell'amministrazione, stabilire in principio i diritti della nazione ai sacrifici d'ogni cittadino, distruggere infine, coltone il destro dalle condizioni di Montevideo, le personali influenze, e sostituirvi l'imparziale impero delle leggi.
Intorno a lui avea fatta corona un'eletta di uomini nuovi zelanti d'amore al paese; onde venne meno il potere del generale Rivera, potere che riebbe alcuni momenti di vita alla caduta del colonnello Pacheco y Obes dopo la rivoluzione di aprile; ma che dovette cedere all'eccellenza del sistema dell'ex-ministro della guerra.
Nulladimeno, è duopo convenirne, il colonnello Pacheco y Obes spinse troppo oltre le sue idee di riforma, o non ne colse il tempo opportuno; poichè essendo Rivera il vero capo del partito nazionale, non doveasi attaccare la di lui influenza, nel momento stesso che durava la guerra contro il dominio straniero; ond'è che, lui caduto, ne nacque la divisione e lo scompiglio. D'altra parte l'estrema ostinatezza del carattere del colonnello Pacheco y Obes che mai non piegava a consigli, staccò da lui molti uomini egregi, che ebbero poi tanta parte alla sua caduta. Ma egli ebbe sempre l'amore del popolo e la riconoscenza del soldato in premio delle cure operose nel migliorarne la sorte.
Il ritiro del colonnello Pacheco y Obes segnò la decadenza della difesa. Avendo egli costituito un'autorità forte cui tutto cedeva e obbediva, questa, dopo lui, venne ad essere raccolta da uomini deboli, e mancò così quella mano potente che avea dato l'impulso alla pubblica cosa. La guerra si continuò allora fiacca, non vigorosa, lo stesso entusiasmo per la difesa venne meno, e per colmo di sventura, quattro mesi dopo l'armata di Rivera fu distrutta a India-Muerta.
Gli orientali erano allora soli all'impresa, e la nuova d'una tale sconfitta, che toglieva ogni speranza di trionfo, fu quasi un colpo di fulmine agli assediati.
Il ministero che in tali frangenti si fè attorno al vecchio presidente Suarez era composto di Vasquez, di Bausa, e di Santiago Sayago. Mosso da nobile inspirazione, smessa ogni idea di una capitolazione, che pareva inevitabile, fè un appello all'armata, ed esposto lo stato delle cose, le ordinò di combattere o morire.
«Noi non possiamo scendere a patti col nemico, diceva la nota officiale al comandante, e noi dobbiam dunque, se non puossi la nazionalità, salvare almeno l'onor del paese.»
Scosso l'esercito a queste parole, comprese ciò che doveva alla patria, e si accingeva ad una battaglia estrema, disperata, quando i legni, che recavano la nuova dell'intervento anglo-francese, gettarono l'áncora innanzi a Montevideo. Gli incaricati delle due nazioni instavano presso il governo a procrastinare, impegnando la fede, che la Francia e l'Inghilterra non domandavano che il tempo necessario ad imporre ed esigere la pace da Rosas; che nel caso d'un rifiuto del dittatore, Montevideo avrebbe le due nazioni alleate.
Il governo si arrese, e l'armata rientrò nei quartieri, e da quest'epoca, 5 aprile 1845, la Repubblica orientale aspetta indarno si compiano le fatte promesse.
Per ben cinque volte fu presentato a Rosas un ultimatum con minaccia di annientarlo ove si ponesse sul niego; altrettante egli rispose con maggiore insolenza. Un tale insulto non fu vendicato, e la Repubblica orientale, costretta all'inazione, sfinita da inutili e lunghi sacrifizi, ha toccato l'estremo delle sventure politiche e della miseria privata.