Egli è vero altresì che al primo rifiuto di Rosas le potenze mediatrici risposero con fatti che accennavano alla volontà ferma di proteggere Montevideo. Le forze anglo-francesi penetrarono nel Paranà, Buenos-Ayres fu stretta di blocco, Rosas fu battuto ad Obligado dagli alleati che si internarono nel Paraguay.

Si soccorse anche con mezzi al governo orientale, che richiamato Pacheco y Obes al comando dell'esercito, erasi posto in grado di riprendere vigorosamente la guerra. Già prima d'ora una divisione agli ordini di Garibaldi e di Batlle veniva mandata ad occupare Colonia, e fortificare il Salto, posizione importante, che, per essere vicina alle frontiere del Brasile, era un punto d'appoggio e di rannodamento agli emigrati, un migliaio dei quali aveano a poco a poco ingrossate le file dell'armata nazionale.

Invano il nemico tentò con ogni mezzo scacciare Batlle dalla Colonia, Garibaldi dal Salto, il numero cesse al valore.

Stretto da tutta l'armata d'Urquisa avanti di essersi fortificato, Garibaldi sostenne per ben sei ore un attacco in cui 4000 uomini irruppero disperatamente contro 500 soldati, e vennero con perdite enormi respinti. Mosse più tardi Servando Gomez all'assedio della città. Ma Garibaldi, anzichè aspettarne l'assalto, veniva di continuo ad attaccarlo, ed ogni sortita era per lui una vittoria. Da ultimo ebbe luogo il celebre fatto di S. Antonio, in cui 200 Italiani stettero a fronte in aperta campagna contro 1200 soldati di Servando Gomez, tra' quali contavansi 500 fanti. Abbiamo già tenuto parola di questa giornata, in cui dopo cinque ore di combattimento Garibaldi perdeva la metà delle sue forze, e il nemico 400 uomini. Padrone del campo di battaglia dopo un'ora di sosta e di disfida, si ritirava con tutti i feriti al Salto. In premio di tanto valore, la legione italiana ha la dritta nell'armata orientale.

In quel torno il governo innalzava al grado di generali Pacheco y Obes e Garibaldi, che sdegnosi di ricompensa, piegarono ciò nondimeno alla volontà degli amici.

Intanto Pacheco y Obes dava opera alla riorganizzazione dell'esercito, e dividealo in due corpi; era scopo dell'uno vegliare alla difesa di Montevideo; egli alla testa dell'altro tener la campagna, unirsi a Garibaldi, e reggere la somma della guerra. Sventuratamente Rivera tornò a Montevideo; la rivoluzione d'aprile 1846 scoppiò, per cui Pacheco y Obes chiesta la sua dimissione ebbe a successore Rivera.

Il quale partito per la campagna, ottenne sul bel principio felici successi: ma si trovava alla testa di un'armata che avea rotto ogni vincolo di disciplina, e di cui un battaglione si ribellava al primo sinistro. Egli volea disarmarlo; era appunto il momento che il nemico movea grosso a vendicare le toccate sconfitte. Rivera non accettò la battaglia, e s'internò nel paese; fu di bel nuovo battuto, riparò a Maldonado; e in tal modo vennero meno la preconcette speranze di salvare il paese.

La rivoluzione d'aprile fu l'ultimo lampo della popolarità di Rivera; l'ultimo tentativo de' suoi partigiani è la sola macchia della difesa di Montevideo, poichè in quel giorno nefasto si sparse il sangue dei più generosi propugnatori della Repubblica.

Le terribili scene del capitanato del porto lascieranno una ricordanza indelebile a Montevideo. In uno di questi tumulti, il colonnello Giacinto Estibao venne assalito da 800 ribelli. Egli non era uomo da arrendersi e lottò per due ore. Tutti i suoi fidi gli caddero al fianco, ed ei restò solo con un aiutante di campo. Allora, grondanti sangue dalle molte ferite, guadagnarono un terrazzo, ove dopo una resistenza inaudita, disperata, ambedue furono uccisi.

Estibao veniva a buon diritto tenuto in conto tra i più begli ingegni della Repubblica Orientale. Giovane, prode, scrittore elegante, di ottimo cuore, d'una fede inconcussa nel bello e nel buono, eran per lui nomi vani la doppiezza, la menzogna, il tradimento. Egli era fratello d'armi al generale Pacheco y Obes. Nella lotta che per lui fu l'estrema, gli ammiragli francese ed inglese lo persuasero, onde salvarlo, a lasciare il suo posto, essendovi a poca distanza un distaccamento di 300 marinai delle due nazioni. Ma Estibao rispondeva: «il generale mi troverà vivo o morto al posto che mi ha assegnato.»