Quando più non gli restavano che 8 soldati superstiti, uno di questi avvicinatosi a lui, colonnello, gli disse, noi non possiam più resistere. Allora egli, comecchè già avesse rotto il braccio diritto, afferrata colla mano sinistra la canna della sua pistola, schiacciò col calcio la testa a quest'uomo che non sapeva, che quando non si potea più resistere, bisognava morire.
Si pianse pure in quel giorno a Montevideo la morte del maggiore Bedia, giovane di belle speranze, prode officiale, che, le ore tolte alla guerra, consecrava allo studio; talchè all'età di 24 anni potea dirsi matematico eccellente.
Egli avea cinque fratelli tutti soldati. Il maggiore, Gioachino, era luogotenente colonnello, e comandava in secondo l'artiglieria orientale alla battaglia d'Arroyo-Grande.
Allorchè sinistrarono le sorti della giornata, gli artiglieri volsero in fuga. Condottogli da un soldato il cavallo, invece di profittarne, lo ferì della spada. Il cavallo, strappato il freno, fuggì mandando per dolore acutissimi nitriti. Allora, come l'infanteria nemica irrompeva a masse compatte, fattosi presso ad un cannone ancor carico, vi mise il fuoco, e tirò così l'ultimo colpo della giornata. In quel punto egli cadeva di venti colpi di baionetta.
Gli altri quattro superstiti fratelli hanno fama di prodi e intelligenti ufficiali. L'un d'essi comanda uno squadrone d'artiglieria a Montevideo.
Nello stesso giorno la Repubblica perdeva pure il capitano José Batlle, fratello del colonnello, giovane di merito sommo.
Capo Sesto
I disastri del generale Rivera fruttarono un cangiamento di governo, o meglio una reazione contro il di lui sistema. Il ministero si organizzò definitivamente, come è al dì d'oggi. Gli uomini che lo compongono, seguaci delle idee di riforma del generale Pacheco y Obes, amministrarono rettamente la pubblica cosa; e può dirsi a ragione che su di essi pesò più grave l'incarico della difesa, poichè, esausti gli elementi di vita della Repubblica, e costretti ad una cieca dipendenza dal governo francese, piegarono alle promesse della Francia di Luigi Filippo, che mai tenne fede.
Così, dopo sett'anni di resistenza, la miseria di questo popolo infelice è venuta all'estremo. Non v'ha famiglia che non viva nelle maggiori strettezze, avendo anche i più ricchi venduto a vil prezzo ogni loro fortuna; talchè tutti indistintamente gli abitanti traggono l'esistenza dalla pubblica annona.
Il vecchio presidente Suarez ha dato ogni suo avere; i due suoi ministri vivono, come l'ultimo cittadino, del pane del soldato. Essi vivono, in mezzo a tanta miseria, col dolore di non poterla alleviare, vedendo esauriti i mezzi della difesa, e vicino il trionfo dell'inimico. Essi soffrono come gli altri, primi a darne l'esempio, consolati da una sola speranza, che nel giorno in cui cadrà Montevideo, la vendetta di Rosas pesando terribile sul loro capo, risparmierà quello de' proprii concittadini.