Don Giorgio Pacheco era il tipo di quel valore cavalleresco del vecchio mondo, che traversò i mari con Colombo, Pizzarro, Vasco di Gama.
Artigas, l'uomo della campagna, rappresentava il partito nazionale che tiene del portoghese e dello spagnolo; quello cioè degli stranieri alla terra americana restati Portoghesi e Spagnoli dal loro soggiorno in città, i cui costumi avevano l'impronta di queste nazioni.
Il terzo tipo, la terza potenza, che è il flagello delle città e delle campagne, vien detto il Gaucho.
In Francia si dice falsamente Gaucho l'uomo che vive in quelle vaste pianure, in quelle immense steppe che si estendono dalle rive del mare al versante orientale delle Ande. Fu il capitano Head inglese che primo introdusse l'errore di confondere il Gaucho coll'abitante della campagna, che ne sdegna non pur la somiglianza, benanco il confronto.
Il Gaucho può dirsi il boemo del nuovo mondo; poichè privo di beni, di casa, di famiglia, non ha che il suo poncho (mantello), il suo cavallo, il suo coltello, il suo lazo (laccio), e le sue Bolas[5]. Il suo coltello è la sua arma, il suo lazo e le sue Bolas l'industria.
Artigas fu dunque salutato con grida da tutti, se ne togli i contrabbandieri, comandante della campagna. Reggeva ancora tal carica allo scoppiar della rivoluzione del 1810, per cui cadde il dominio spagnolo nel Nuovo-Mondo.
Il moto cominciato nel 1810 a Buenos-Ayres, non cessò che in Bolivia alla battaglia d'Ayacucho nel 1824.
Le forze insurrezionali comandate dal generale Antonio José de Sucre, sommavano a 5000 uomini. Reggeva le truppe spagnole in numero di 11,000 il generale José de Laserna, ultimo vicerè del Perù. Come si vede non si combatteva ad armi eguali; i patrioti difettanti di munizioni da fuoco e da bocca avevano un sol cannone; temporeggiati, s'arrendevano; attaccati, vinsero. Primo venne alle mani il generale patriota Alejo Cordova; avanti! gridò a' suoi mille cinquecento soldati, innalzando il cappello sulla sua spada. Richiesto, se al passo ordinario, o al passo di carica dovea investirsi il nemico, al passo della vittoria rispose. La sera l'armata spagnola era prigioniera di quelli che aveva a sua discrezione il mattino.
Le simpatie d'Artigas per la rivoluzione lo avean messo alla testa del movimento della campagna; veniva ora egli a rassegnare a Pachecho il suo comando, come ei prima aveva fatto con lui, quando una sorpresa fatta sul vecchio generale nel suo alloggio di casa blanca nell'Uruguay, da una mano di soldati spagnoli, ne lo distolse. Però ei non si ristette, e cacciati in poco tempo gli Spagnoli da tutta la campagna, di cui s'era fatto signore, li ridusse alla sola città di Montevideo, che per essere, dopo San-Juan-d'Ulloa, la città più fortificata d'America, poteva frenare le irrompenti forze nemiche. Quivi spalleggiati da un'armata di 4,000 uomini, erano convenuti tutti i partitanti di Spagna. A questa piazza pose l'assedio Artigas sostenuto dall'alleanza di Buenos-Ayres. Se non che un'armata portoghese venuta in ajuto agli Spagnoli, fe' sbloccar Montevideo. Ma nel 1812 il generale Rondeau per que' di Buenos-Ayres, e Artigas per quei di Montevideo, unite le loro forze, tornarono all'impresa. Dopo un assedio di 23 mesi, la capitale della futura Repubblica orientale, venne per capitolazione in potere degli assedianti agli ordini del generale in capo Alvear.
Come Artigas non tenesse più il supremo comando è facile a dirsi. Dopo venti mesi d'assedio, e tre anni trascorsi in mezzo agli uomini di Buenos-Ayres e di Montevideo, le disparità di usi e costumi, dirò quasi di sangue, comechè prima semplici cause di dissenzioni, aveano gradatamente preso l'aspetto di un odio inveterato. Fu allora che Artigas si ritirò come Achille nella propria tenda, o meglio portatala seco, cercò un asilo in quelle immense pianure ben note al giovane contrabbandiere.