Frattanto la trappola era in permanenza, e la vigilanza di d'Artagnan egualmente.
La sera dell'indomani dall'arresto del povero Bonacieux, quando Athos aveva lasciato d'Artagnan per portarsi presso il sig. de Tréville, stando per sonare le nove ore, e quando Planchet, che non aveva fatto ancora il letto, cominciava le sue faccende, s'intese battere alla porta della strada; subito dopo questa porta si aprì e si richiuse, qualcuno era venuto a cadere in trappola.
D'Artagnan si slanciò verso il luogo in cui avea tolto la pietra, si stese col ventre a terra e ascoltò.
Ben presto si sentirono delle strida, quindi dei gemiti che si cercava di soffocare. Non si trattava di interrogatorio.
— Diavolo! disse a se stesso d'Artagnan, mi sembra che questa sia una donna; la frugano, ella resiste, le usano violenze. Ah! miserabili!
E d'Artagnan, ad onta della sua prudenza, si tratteneva a gran stento per non mischiarsi alla scena che accadeva sotto di lui.
— Ma io vi dico che sono la padrona della casa, signori, io vi dico che sono la moglie di Bonacieux, io vi dico che sono al servizio della regina e che appartengo a lei! gridava la disgraziata donna.
— La signora Bonacieux! mormorò d'Artagnan, sarei io abbastanza felice per aver ritrovato tutto ciò che altri cercano?
— È precisamente voi che noi aspettavamo, ripresero gl'interrogatori.
La voce divenne più soffocata. Un movimento tumultuoso si ripercosse sul palco di legno. La vittima resisteva tanto, quanto può resistere una donna a quattro uomini.