— Perdono, signore, perdono...! mormorò la voce che non fece più sentire che suoni inarticolati.

— Essi la legano, essi forse la trascineranno! gridò d'Artagnan, raddrizzandosi come una molla. La mia spada! buono, essa è al mio fianco. Planchet!

— Signore.

— Corri a cercare Athos, Porthos e Aramis. L'uno dei tre sarà certamente in casa, forse saranno rientrati tutti e tre. Che essi prendano le armi, che vengano, che accorrano. Ah! ora mi ricordo! Athos è dal signor de Tréville.

— Ma dove andate voi signore? dove andate?

— Io discendo dalla finestra, gridò d'Artagnan, per fare più presto! tu, rimetti la pietra, accomoda il pavimento, sorti dalla porta, e corri dove io ti ho detto.

— Oh! signore, signore, voi vi ucciderete, gridò Planchet.

— Taci imbecille! disse d'Artagnan.

E, aggrappandosi con la mano allo stipite della finestra, si lasciò cadere dal primo piano, che fortunatamente non era molto alto, senza farsi nemmeno una sgraffiatura. Andò subito dopo a battere alla porta mormorando:

— Io pure vado a farmi prendere in trappola, ma disgraziati quei gatti che prenderanno simili sorci.