— Sì, avete voi qualche amico che abbia il suo orologio a pendolo che vada tardi?

— Ebbene!

— Andatelo a ritrovare affinchè egli possa testimoniare che voi eravate da lui a nove ore e mezza. Con termine di tribunale questa si chiama un'alibi.

D'Artagnan trovò il consiglio prudente; egli si mise le sue gambe in collo, e giunse presso il sig. de Tréville; ma invece di passare nel salotto con tutta la società, egli chiese di entrare nel suo gabinetto. Siccome d'Artagnan era uno fra quelli che più frequentavano il palazzo, non gli si fece alcuna difficoltà di arridere alla sua domanda, e si andò e prevenire il sig. de Tréville che il suo giovane compatriota, avendo qualche cosa d'importante da dirgli, chiedeva un'udienza particolare. Cinque minuti dopo, il sig. de Tréville domandò a d'Artagnan cosa poteva fare per servirlo, e qual cosa gli procurava una sua visita in un'ora così tarda.

— Perdono, signore, disse d'Artagnan che aveva approfittato del momento in cui era rimasto solo per mandarne indietro l'orologio di tre quarti d'ora, ma io ho pensato che, non essendo che nove ore e venticinque minuti, fosse ancor tempo di potermi presentare da voi.

— Nove ore e venticinque minuti? grido il signor de Tréville guardando il pendolo; ma questo è impossibile.

— Guardate, piuttosto, signore, disse d'Artagnan, ecco là chi fa fede.

— È giusto, disse il sig. de Tréville, io avrei creduto che fosse più tardi. Ma vediamo cosa volete dirmi?

Allora d'Artagnan fece al signor de Tréville una lunga storia sulla regina. Gli espose i timori che egli avea concepiti in riguardo a Sua Maestà, gli raccontò ciò che egli aveva inteso dire dei progetti del ministro sul conto di Buckingham, e tutto ciò con una tranquillità ed una calma di cui il sig. de Tréville ne fu tanto meglio ingannato, in quanto che egli stesso, come abbiamo detto, aveva rimarcato esservi qualche disappunto nuovo fra il ministro, il re e la regina. Quando sonarono le dieci d'Artagnan lasciò il sig. de Tréville, che lo ringraziò delle sue informazioni, e gli raccomandò di aver sempre a cuore il servizio del re e della regina, e rientrò nel salone. Ma quando d'Artagnan si trovò in fondo alle scale si ricordò che aveva dimenticata la sua mazza; in conseguenza egli rimontò precipitosamente, rientrò nel gabinetto, con un giro di dito rimise il pendolo alla sua vera ora, affinchè nell'indomani non avessero ad accorgersi che era stato spostato, e sicuro oramai di avere un testimonio per provare il suo alibi, ridiscese la scala e si ritrovò ben presto sulla strada.

CAPITOLO XI. L'INTRIGO SI ANNODA