— Sì, dov'è questa lettera? grido d'Artagnan. Primieramente io vi avverto che questa lettera è per il signor de Tréville, e bisogna ch'ella si trovi, o se non si trova, egli saprà bene farla ritrovare.
Questa minaccia compiè d'intimidire l'oste. Dopo il re ed il ministro, il signor de Tréville era l'uomo il di cui nome fosse il più spesso ripetuto dai militari ed anche dai borghesi. Vi era pure il padre Giuseppe, è vero; ma il suo nome non era mai pronunziato che a bassa voce, tanto era il terrore che inspirava il frate grigio, come veniva chiamato il confidente del ministro.
Così, gettando il suo spiedo lungi da se, e ordinando a sua moglie di fare altrettanto del suo manico di scopa, e ai suoi servitori dei loro bastoni, egli dette pel primo l'esempio mettendosi egli stesso a cercare la lettera perduta.
— Questa lettera racchiude forse qualche oggetto prezioso? domandò l'oste dopo un momento di ricerche inutili.
— Senza dirlo, lo credo bene! gridò il Guascone, che calcolava su questa lettera per fare il suo cammino per la corte; ella conteneva la mia fortuna.
— Dei buoni sulla Spagna? domandò l'oste inquieto.
— Dei buoni sulla tesoreria particolare di Sua Maestà, rispose d'Artagnan, che, contando di entrare al servizio del re mercè quella raccomandazione credeva poter fare senza mentire questa risposta quantunque un poco azzardata.
— Diavolo! fece l'oste disperato del tutto.
— Ma non importa, continuò d'Artagnan colla sua indifferenza nazionale, non importa, il denaro non è niente: questa lettera è il tutto. Avrei amato meglio perdere mille doppie di quello che perdere la lettera.
Egli non arrischiava di più se avesse detto venti mila, ma un certo pudore giovanile lo trattenne.