A un tratto un lampo di luce colpì in un subito lo spirito dell'oste, che si dava al diavolo, non trovando niente.
— Questa lettera non è perduta, gridò egli.
— Ah! fece d'Artagnan.
— No, ella vi è stata presa.
— Presa! e da chi?
— Dal gentiluomo d'ieri, egli discese in cucina dove stava il vostro sajo. Egli è rimasto solo. Scommetterei che è stato lui che l'ha rubata.
— Voi credete? riprese d'Artagnan poco convinto, poichè sapeva meglio di qualunque altro l'importanza del tutto personale di quella lettera, e non vi vedeva niente che potesse tentare la cupidigia. Il fatto è che nessuno dei viaggiatori presenti avrebbe guadagnato nel possedere quel foglio.
— Voi dite dunque, riprese d'Artagnan, che supponete questo impertinente gentiluomo?...
— Io vi dico che sono sicuro, continuò l'oste; allora quando gli ho annunziato che vostra signoria era il protetto del signor de Tréville, che voi avevate una lettera per questo gentiluomo, egli è sembrato molto inquieto, mi ha domandato ove era questa, ed è disceso immediatamente in cucina ove sapeva essere il vostro sajo.
— Allora egli è il mio ladro, rispose d'Artagnan; io ne farò le mie lagnanze col sig. de Tréville, ed il sig. de Tréville farà le sue dimostrazioni al re. Cavò quindi maestosamente due scudi dalla sua borsa, li dette all'oste, che l'accompagnò coi cappello in mano fino alla porta, rimontò sulla sua cavalcatura gialla, che lo condusse senza alcun accidente alla porta sant'Antonio di Parigi, ove il suo proprietario lo vendè per tre scudi con che era molto bene pagato, attesocchè d'Artagnan l'aveva molto stancato nell'ultima tappa. Così il birocciajo al quale d'Artagnan lo cedè, mercè le nove lire suddette, non nascose al giovane che gli dava questa somma esorbitante soltanto per la originalità del colore della pelle.