— Silenzio! silenzio! disse il duca; se io sono felice di un errore, non abbiate la crudeltà di togliermelo. Voi lo avete detto, voi stessa, io sono attirato in un laccio, io vi lascerò forse la vita, poichè, osservate, è strano, da qualche tempo io ho dei presentimenti di dover morire.
E il duca sorrise con un sorriso tristo ad un tempo e grazioso.
— Oh! mio Dio, gridò Anna con un accento di spavento che provava quale interesse, maggiore di quello che voleva dire, ella portava al duca.
— Io non vi dico ciò per spaventarvi, signora, no; ciò che vi dico è anzi ridicolo, e credete che io non mi preoccupo niente di questi sogni; ma questa parola che voi mi avete detta, questa speranza che voi quasi mi avete data, avrà pagato tutto, fosse ancora la mia vita.
— Ebbene! disse Anna, io pure duca, io ho dei presentimenti; io pure ho dei sogni. Io ho sognato che vi vedeva steso, insanguinato, atterrato da una ferita.
— Alla parte sinistra, non è vero e con un coltello? interruppe Buckingham.
— Sì, è così, milord, è così; alla parte sinistra con un coltello. Chi ha potuto dirvi che io aveva fatto questo sogno? io non l'ho che confidato a Dio, e anche nelle mie preghiere.
— Io non voglio saperne di più, voi mi amate, signora, sta bene;
— Io vi amo?
— Sì, voi! il cielo vi manderebbe forse gli stessi sogni che a me, se voi non mi amaste? avremmo noi gli stessi presentimenti, se le nostre due esistenze non si toccassero col cuore? voi mi amate, o regina, e voi mi piangerete!