— E che! gridò il merciaio esasperato fatemi il piacere di dirmi, signore, in qual modo il mio affare può peggiorare per ciò che fa mia moglie, mentre io sono in prigione.
— Perchè quello che ella fa è la conseguenza di un piano stabilito fra di voi, un piano infernale!
— Io vi giuro, sig. commessario, che voi siete nel più grande errore, che io non so niente affatto di ciò che doveva fare mia moglie, che io sono intieramente estraneo a tutto quanto ella ha fatto, e che se ella fa delle pazzie, io la rinego, io la smentisco, io la maledico.
— E che! disse Athos al commessario, se voi non avete più bisogno di me, rimandatemi in qualche luogo. Il vostro sig. Bonacieux è noiosissimo.
— Riconducete i prigionieri nelle loro secrete, disse il commessario, indicando con un gesto Athos e Bonacieux, e che essi sieno custoditi più severamente che mai.
— Però, disse Athos con la solita sua calma, se voi cercate il signor d'Artagnan, non vedo troppo il perchè io debba qui rimpiazzarlo.
— Fate ciò che ho detto! gridò il commessario, nella secreta la più ristretta. Intendete voi?
Athos seguì le sue guardie stringendosi nelle spalle, e il sig. Bonacieux mandava gemiti da fendere il cuore di una tigre.
Il merciaio fu ricondotto nel carcere ove aveva passata la notte, e vi fu lasciato tutto il giorno. Tutto il giorno Bonacieux pianse come un vero merciaio, non essendo un uomo di spada per niente affatto, come ci ha detto egli stesso.
La sera verso le nove ore, al momento in cui stava per decidersi di andare in letto, egli intese de' passi nel corridoio. Questi passi si avvicinarono al carcere, la porta si aprì, e comparvero due guardie.