— E a che ora è egli sortito dal vostro palazzo?
— A dieci ore e mezza, un'ora giusta dopo l'avvenimento.
— Ma finalmente, riprese il ministro che non sospettava un'istante sulla lealtà di de Tréville, e che sentiva la vittoria sfuggirgli di mano; ma finalmente, Athos fu preso in questa casa della strada Fossoyeurs.
— È egli forse proibito ad un amico di visitare un amico, ad un moschettiere della mia compagnia di fraternizzare con una guardia della compagnia del sig. des Essarts.
— Sì, quando la casa ove egli fraternizza con questo amico è sospetta.
— E perchè questa casa è sospetta, de Tréville, disse il re, non lo sapete voi forse?
— Infatti, sire, io lo ignorava. In ogni caso, ella può essere sospetta dappertutto, ma nego che possa essere sospetta la parte che abita il sig. d'Artagnan, perchè io posso affermarvi, o sire, che se io presto fede a quanto egli ha detto, non esiste un più affezionato servitore di Vostra Maestà, un ammiratore più profondo del sig. ministro.
— Non è quel d'Artagnan che un giorno ha finito Jussac in quel disgraziato incontro che ebbe luogo vicino al convento dei Carmelitani Scalzi? domandò il re, guardando il ministro che arrossiva di dispetto.
— E il giorno dopo ferì Bernajoux. Sì sire, sì, è precisamente quello, e Vostra Maestà ha buona memoria.
— Andiamo, che cosa risolviamo noi? disse il re.