— Questa condotta è di una violenza infame, sapete questo signore?
— Il re comanda, signora! scusatemi.
— Io non lo soffrirò, no, no, piuttosto morire! gridò la regina, nella quale si rimescolava il sangue imperiale della sua stirpe.
Il cancelliere fece una profonda riverenza, quindi con la manifesta intenzione di non dare addietro di un passo nel compimento della commissione di cui si era incaricato, e come avrebbe potuto fare l'aiutante di un boia nella camera della tortura, si avvicinò ad Anna, dagli occhi della quale si videro nell'istante sgorgare lagrime di rabbia.
La regina era, come lo abbiam detto, di una grande bellezza. La commissione adunque poteva passare per delicata, e il re a forza di gelosia contro Buckingham era giunto al punto di non esser più geloso d'alcuno.
Senza dubbio il cancelliere Seguier cercò cogli occhi in quel momento il cordone della famosa campana, che suonava nel suo ritiro, ma non trovandolo, egli prese il suo partito e stese la mano nella direzione in cui la regina aveva confessato che si trovava il foglio.
Anna fece un passo in addietro, tanto pallida, che si sarebbe detto che stava per morire, e appoggiandosi con la mano sinistra per non cadere, contro una tavola che si trovava dietro a lei, cavò colla destra un foglio dal suo petto e lo stese al guarda-sigilli.
— Prendete, signore, eccola, quella lettera, gridò la regina con voce interrotta e fremente, prendetela, ma liberatemi subito dalla vostra odiosa presenza.
Il cancelliere che dal suo canto tremava per una emozione facile a concepirsi, prese la lettera salutò fino a terra, e si ritirò.
Appena fu chiusa la porta dietro a lui, la regina cadde svenuta fra le braccia delle sue donzelle.