Ed entrambi sortirono dalla caserma delle guardie, allontanandosi ciascuno da una parte opposta della strada; l'uno dovea sortire da Parigi per la barriera della Villette, e l'altro dalla barriera Montemartre, per ricongiungersi al di la di S. Dionigi: manovra strategica, che, essendo stata eseguita con una eguale puntualità, fu coronata dai più felici resultati. D'Artagnan e Planchet entrarono dunque assieme a Perrefitte.

Planchet era più coraggioso, bisogna dirlo, il giorno che la notte.

Però la sua prudenza naturale non lo abbandonava un solo istante, egli non aveva dimenticato tutti gli incidenti del primo viaggio, e riteneva per nemici tutti quelli che incontrava sulla strada. Ne risultava che egli aveva continuamente il cappello alla mano, cosa che gli procurava delle severe riprensioni per parte di d'Artagnan, il quale temeva che, mercè quest'eccesso di gentilezza, non fosse stimato il servitore di un uomo da poco.

Però, sia che effettivamente quelli che passavano, fossero tocchi dall'urbanità di Planchet, sia che questa volta non fosse stato appostato nessuno sulla strada, i nostri due viaggiatori giunsero a Chantilly senza alcun accidente, e discesero all'albergo del gran San Martino, quello stesso nel quale si erano fermati nel loro primo viaggio.

L'oste vedendo un giovane seguito da un lacchè con due cavalli a mano, si avanzò rispettosamente sulla porta dell'albergo. Ora siccome aveva già fatto undici leghe, d'Artagnan giudicò a proposito di fermarsi, fosse o non fosse Porthos nell'albergo. Quindi fors'anche non era prudente informarsi di primo tratto su ciò che era avvenuto del moschettiere. Ne risultò da queste riflessioni, che d'Artagnan senza domandare notizie di chicchessia, discese; raccomandò i suoi cavalli al suo lacchè; entrò in una piccola camera destinata a ricever quelli che desideravano restar soli, e domandò all'oste una bottiglia del miglior vino, ed una colezione la più buona che fosse possibile, domanda, che corroborò ancora la buona opinione che l'albergatore aveva fatta del giovane viaggiatore a prima vista.

In tal guisa, d'Artagnan, fu servito con una celerità miracolosa. Il reggimento delle guardie si reclutava fra i primi gentiluomini del regno, e d'Artagnan, seguìto da un lacchè e viaggiando con quattro cavalli magnifici, non poteva, ad onta della semplicità del suo uniforme, fare a meno di ridestare sensazione. L'oste volle servirlo da se; vedendo la qual cosa, d'Artagnan fece portare due bicchieri, e intavolò la seguente conversazione:

— In fede mia, mio caro albergatore, disse d'Artagnan riempiendo i due bicchieri, io vi ho domandato del vostro miglior vino, e se voi mi avete ingannato, sarete punito dal vostro stesso peccato, attesocchè, siccome io detesto di bere solo, voi dovrete bere con me. Prendete dunque questo bicchiere, e beviamo. Alla salute di chi beveremo noi, senza ferire alcuna suscettibilità? Beviamo alla prosperità del vostro stabilimento.

— Vostra signoria mi fa onore, disse l'oste, ed io la ringrazio sinceramente del suo buon augurio.

— Ma non v'ingannate, disse d'Artagnan vi è forse più egoismo di quello che non credete nel mio brindisi; non sono che gli stabilimenti che prosperano quelli in cui si è ricevuti bene, negli stabilimenti che pericolano, tutto va allo sbaraglio, e il viaggiatore è vittima degli imbarazzi del suo albergatore; ora, io che viaggio molto, e particolarmente su questa strada, vorrei vedere tutti gli albergatori far fortuna.

— Infatti, disse l'oste, non mi sembra che questa sia la prima volta che ho l'onore di vedere il signore.