«Lo condussi in via Pagana, nel luogo precisamente ove un anno avanti e nella stessa ora egli mi aveva fatto il complimento che vi ho riferito. Faceva un superbo chiaro di luna. Mettemmo mano alla spada, e al primo colpo io lo uccisi freddo.
— Diavolo! disse d'Artagnan.
— Ora, continuò Aramis, siccome le signore non videro più ritornare il cantore, che fu trovato in via Pagana con un gran colpo di spada che gli attraversava il petto, si pensò che era stato io che lo aveva in tal modo accomodato, e la cosa produsse uno scandalo. Io dunque fui per qualche tempo costretto di rinunciare alla mia carriera che voleva intraprendere. Athos, di cui feci la conoscenza in quell'epoca, e Porthos che mi aveva, oltre le mie lezioni di scherma, imparato qualche botta vigorosa, mi decisero a domandare una casacca di moschettiere. Il re che aveva molto amato mio padre, rimasto ucciso all'assedio d'Arras, mi accordò questa casacca. Voi capirete adunque che oggi è venuto il momento per me di riprendere il mio pristino stato, dopo la vita che ho condotta non entrerò negli ordini, ma condurrò una vita analoga, e sarò fatto professore di filosofia morale in qualche colleggio.
— E perchè oggi e non ieri, e perchè oggi e non domani? che cosa dunque vi è accaduta oggi che vi consigli una simile idea?
— Questa ferita, mio caro d'Artagnan, mi è stato un avviso del cielo.
— Questa ferita! bah! ella è quasi guarita, ed io sono sicuro che oggi non è quella la causa che vi fa soffrire di più.
— E quale è dunque? domandò Aramis arrossendo.
— Voi ne avete una nel cuore, Aramis, una più viva e più sanguinosa, una ferita fatta da una donna.
L'occhio d'Aramis sfavillò suo malgrado.
— Ah! disse egli, dissimulando la sua emozione sotto una finta negligenza, non mi parlate di queste cose. Io pensare a queste cose! io avere dei dispiaceri per amore! vanitas vanitatum! Avrei io forse, a vostro parere, dato di volta al cervello? e perchè? per qualche crestaia, per qualche figlia di un dottore, alla quale avrei fatta la corte in una guernigione? bah!