— Perdono mio caro Aramis, io credeva che voi portaste le vostre mire più in alto.
— Più in alto? e chi sono io per avere tanta ambizione? un povero moschettiere, molto gonzo e molto oscuro, che odia il suo servizio, e si trova grandemente spostato nel bel mondo.
— Aramis! Aramis! gridò d'Artagnan guardando il suo viso con aria di dubbio.
— Polvere, continuò Aramis, io rientro nella polvere. La vita è piena di umiliazioni e di dolori, continuò egli imbruttendosi, tutti i fili che riattaccano la felicità si rompono volta per volta nella mano dell'uomo, particolarmente il filo dell'oro. Oh! mio caro d'Artagnan, riprese Aramis dando una leggera tinta d'amarezza, credetemi, nascondete bene le vostre piaghe, quando ne avrete: il silenzio è l'ultima delle gioie dei disgraziati; guardatevi di mettere chicchessia sulla traccia dei vostri dolori; i curiosi succhiano le nostre lagrime, come le mosche succhiano il sangue del daino ferito.
— Ah! mio caro Aramis, disse d'Artagnan mandando un profondo sospiro, quella che voi dite è la mia storia.
— In che modo?
— Sì, una donna che io amava, che io adorava, mi è stata rapita dalla forza. Io non so ove ella sia, ove l'abbiano condotta, ella forse è prigioniera, ella forse è morta.
— Ma voi avete almeno la consolazione di dire che ella non vi ha abbandonato volontariamente: che se voi non avete le sue notizie, è perchè le è stata tolta ogni comunicazione con voi, nel mentre che....
— Nel mentre che?
— Niente rispose Aramis, niente.