— A meraviglia!

— Viva Dio! gridò Aramis, ecco ciò che mi fa passare il resto del mio dolore; vi monterei sopra con trenta palle in corpo. Ah! sull'anima mia, le belle redini, le belle staffe! Olà! Bazin, venite qui, e sull'istante.

Bazin comparve tetro e melanconico sul limitare della porta.

— Forbite la mia spada, raddrizzate il mio cappello, spazzolate il mio mantello, e caricate le mie pistole! disse Aramis.

— Quest'ultima raccomandazione è inutile interruppe d'Artagnan, nei fondini della sella vi è già un paio di pistole cariche.

Bazin sospirò.

— Andiamo, maestro Bazin, tranquillizzatevi disse d'Artagnan, in tutti gli stati si può guadagnare l'eterna salvezza.

Così dicendo i due amici discesero le scale seguiti dai lacchè.

— Tienmi la staffa, Bazin disse Aramis.

E si slanciò in sella colla sua grazia e la sua leggerezza ordinaria; ma, dopo qualche volata e qualche corvettata del nobile animale, il suo cavaliere risentì dei dolori talmente insopportabili, che impallidì e vacillò. D'Artagnan che aveva preveduto quest'accidente, non lo aveva perduto di vista un momento, per cui si slanciò verso di lui, lo ritenne fra le sue braccia, e lo ricondusse nella sua camera.