D'Artagnan aveva spesso meditato contro il perfido oste una vendetta: egli entrò dunque nell'osteria col suo cappello di feltro sugli occhi, la mano sinistra sul pomo della spada, e facendo fischiare il frustino colla diritta.
— Mi riconoscete voi? disse all'oste che si avanzò per salutarlo.
— Io non ho questo onore, mio signore, rispose questi con gli occhi ancora abbagliati dal brillante equipaggio con cui si era presentato d'Artagnan.
— Ah! voi non mi riconoscete?
— No, signore.
— Ebbene! con due sole parole vi restituirò la memoria. Che cosa avete fatto di quel gentiluomo al quale aveste l'audacia, sono ora circa quindici giorni, d'intentare un'accusa di monetario falso?
L'oste impallidì, perchè d'Artagnan aveva presa l'attitudine la più minacciosa, e Planchet si modellava sul suo padrone.
— Ah! mio signore, non me ne parlate, gridò l'oste col tuono il più lagrimevole della sua voce. Ah! mio signore, come ho pagato questo fallo! Ah! disgraziato che sono!
— Io vi domando che cosa è avvenuto di questo gentiluomo.
— Degnatevi di ascoltarmi, mio signore; e siate clemente; sedete per grazia!